Antropocene e bene comune

Sembra che la Scienza abbia rinunciato alla definizione di Antropocene per definire la nostra era, anche perché non c’era accordo su quando farlo iniziare, ma a noi sembrava una buona idea, soprattutto per il fatto che, molto probabilmente, la specie Homo Sapiens lascerà un segno indelebile nella biosfera. L’Antropocene era oramai entrato nel linguaggio comune e i termini alternativi; Capitalocene di derivazione marxista o Chthulucene di derivazione femminista, non hanno avuto in realtà grande seguito, seppure meritevoli di essere presi in considerazione e analizzati nei loro significati. Noi propendiamo per Antropocene, per mantenere questo termine e il concetto che esprime indipendentemente dalla data o periodo storico da cui farlo partire, perché ci pare chiaro che esso rappresenta una necessità scientifica, linguistica e simbolica, per focalizzare a livello di massa la situazione attuale, disastrosa e distruttiva, della specie Sapiens nel Pianeta. Link a NotebookLM

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Antropocene e bene comune

1 fonte·27 mar 2026
Il volume collettaneo Antropocene e bene comune analizza l’epoca geologica attuale sotto il profilo filosofico, etico e sociale, concentrandosi sull’impatto trasformativo dell’uomo sul pianeta. Attraverso saggi di diversi studiosi, l’opera esamina il superamento della natura incontaminata a favore di una tecnosfera pervasiva, dove l’intelligenza artificiale e le biotecnologie ridefiniscono i confini dell’umano. Una parte rilevante della discussione è dedicata al post-umanesimo e al transumanesimo, interrogandosi sui rischi di una manipolazione tecnica che possa compromettere la dignità e la libertà della persona. Gli autori propongono una riflessione critica sul concetto di progresso illimitato, suggerendo modelli di sviluppo basati sulla solidarietà, sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo patto con la natura. In questo scenario, la salute e la tecnologia vengono interpretate come beni comuni che richiedono una gestione etica e democratica nell’infosfera contemporanea. Il testo mira infine a umanizzare il presente, promuovendo una responsabilità collettiva di fronte alle sfide poste da crisi ecologiche, algoritmi e pandemie.
DOMANDA: Come si definisce l’Antropocene secondo le diverse discipline scientifiche?
Il termine Antropocene non possiede una definizione univoca, ma viene interpretato in modo polivoco e sfaccettato a seconda della disciplina scientifica che lo analizza. In generale, viene descritto come l’epoca in cui le attività umane e la tecnologia condizionano l’ambiente terrestre e la nostra stessa esistenza.
Ecco come le diverse discipline definiscono l’Antropocene secondo le fonti:
1. Geologia e Scienze del Sistema Terra
In ambito geologico, l’Antropocene è definito come l’attuale epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, nelle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, è fortemente condizionato dall’azione umana.
  • Origine del termine: Proposto negli anni Ottanta dal biologo Eugene F. Stoermer e formalizzato nel 2000 dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen.
  • Indicatori scientifici: Si concentra sull’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera, sui cambiamenti nella composizione dei mari e sull’impatto umano come forza geologica capace di lasciare un segno stratigrafico indelebile.
  • Precursori: Già nel XIX secolo, l’abate Antonio Stoppani parlava di “era antropozoica”, mentre Vladimir Vernadskij utilizzava il termine “noósphera” per descrivere l’impatto del pensiero umano sul pianeta.
2. Climatologia
La climatologia interpreta l’Antropocene attraverso i cambiamenti climatici epocali causati dalle emissioni umane. Gli scienziati confrontano i dati attuali con quelli dei carotaggi glaciali (come quelli del lago Vostok in Antartide), rilevando che negli ultimi due secoli l’aumento dei gas serra è stato assolutamente anormale rispetto agli ultimi 740.000 anni, prefigurando cambiamenti climatici profondi se i livelli di anidride carbonica supereranno determinate soglie (es. 500 ppm).
3. Medicina
In ambito medico, la definizione si sposta verso una “medicina per l’Antropocene”, che interpreta il benessere umano come parte di una cura globale dell’ambiente.
  • Corpo umano: Si osserva come la fisiologia stessa del corpo umano stia subendo alterazioni a causa del mondo creato dall’uomo.
  • Salute come bene comune: La salute non è più vista come un fatto puramente individuale o antropocentrico, ma come un equilibrio sistemico che dipende dalla biodiversità e dalla stabilità degli ecosistemi.
  • Nuovi rischi: La medicina analizza fenomeni come lo spillover (passaggio di virus dagli animali all’uomo) come conseguenza diretta delle attività umane negli ecosistemi.
4. Antropologia e Scienze Sociali
Queste discipline vedono l’Antropocene come una chiave di lettura per ripensare la relazione tra natura e cultura.
  • Cambiamento accelerato: Viene definito come un’antropologia del cambiamento accelerato e fuori controllo.
  • Capitalocene: Alcuni studiosi preferiscono il termine “Capitalocene” per sottolineare che la responsabilità non è dell’umanità in genere, ma del sistema economico capitalista e dell’era industriale.
  • Sviluppo: L’antropologia culturale critica il concetto di “sviluppo” inteso come crescita infinita, definendolo un “mito occidentale” che nell’Antropocene si scontra con i limiti fisici del pianeta.
5. Urbanistica e Architettura
Viene coniata l’espressione “Antropocene urbano” per descrivere la deformazione della naturale antropizzazione del paesaggio. Si definisce attraverso:
  • Degrado e disuso: La presenza di aree marginali, spazi vuoti e aree dismesse nelle città globali, segni di una crisi di “funzionamento” dell’habitat umano.
  • Resilienza: La ricerca di nuovi strumenti di rappresentazione e progettazione per rendere gli spazi urbani capaci di adattarsi ai cambiamenti irreversibili in corso.
6. Filosofia e Tecnoscienza
La riflessione filosofica definisce l’Antropocene non solo come una crisi ecologica, ma come un processo che condiziona l’essere umano in modo definitivo e irreversibile.
  • Postumanesimo: Si interroga sulla capacità degli esseri umani di modificare se stessi a livello biologico e socio-culturale tramite la tecnologia.
  • Infosfera: Alcuni filosofi (come Floridi) descrivono questo tempo come l’avvento di un nuovo ambiente di vita mediato dalle tecnologie dell’informazione e dall’intelligenza artificiale, dove l’informazione diventa la natura stessa del reale.
DOMANDA: Come si relaziona il Capitalocene con l’Antropocene?
Il termine Capitalocene si relaziona all’Antropocene principalmente come una proposta alternativa o una specificazione critica che sposta l’attenzione dalla responsabilità generica della specie umana a quella specifica del sistema economico capitalista.
Ecco i punti chiave della loro relazione secondo le fonti:
  • Attribuzione della responsabilità: Mentre il termine “Antropocene” suggerisce che l’impatto geologico sia opera dell’umanità nel suo complesso (Homo sapiens), il “Capitalocene” sostiene che la crisi ecologica sia il prodotto di una parte specifica dell’umanità: quella che ha costruito e sviluppato l’era industriale e il sistema del capitalismo fossile.
  • Slittamento lessicale e concettuale: Il Capitalocene è considerato uno “slittamento lessicale” volto a evidenziare le filosofie implicite dietro la scelta dei nomi. Collocare l’inizio della trasformazione ambientale in corrispondenza della rivoluzione industriale o della colonizzazione europea serve a responsabilizzare l’imperialismo e il capitalismo, cercando di individuare un’alternativa antropologica che non sia marchiata da questi “vizi strutturali”.
  • Continuità e fasi: Nonostante le differenze, esiste una continuità teorica tra i due termini. Il Capitalocene può essere visto come una fase o una tappa specifica dell’Antropocene; un’operazione che dipende comunque dall’attivismo umano, portandolo però a esiti incontrollabili che stravolgono l’ambiente.
  • Critiche alla categoria: Alcuni studiosi (come Donna Haraway) mettono in guardia dall’uso del termine se limitato esclusivamente a un “marxismo fondamentalista”, poiché rischierebbe di cadere nelle stesse trappole della Modernità e dell’idea di Progresso che caratterizzano la narrazione dell’Antropocene.
  • Oltre l’eccezionalismo: Entrambi i termini sono criticati da prospettive più radicali (come quella del Chthulucene) perché, focalizzandosi sull’agire umano (sia esso come specie o come sistema economico), finirebbero per riaffermare una forma di eccezionalismo antropico, ovvero l’idea che l’uomo sia comunque il protagonista assoluto, seppur in negativo, della storia terrestre.
In sintesi, il Capitalocene funge da chiave di lettura socio-politica all’interno del più ampio contenitore geologico e scientifico dell’Antropocene, contestando l’idea di una colpa umana universale e puntando il dito contro le dinamiche di accumulazione e sfruttamento delle risorse tipiche del modello occidentale.
DOMANDA; Discuti cosa dicono queste fonti su Antropologia ed Etica, nel contesto più ampio di Dimensioni Filosofiche.
Le fonti fornite analizzano l’Antropocene non solo come un’epoca geologica, ma come una sfida filosofica radicale che impone di ripensare le categorie antropologiche ed etiche tradizionali in risposta a un mondo condizionato irreversibilmente dalla tecnica e dall’azione umana.
Dimensioni Antropologiche: Ripensare l’Umano
La riflessione antropologica si concentra sulla definizione della natura umana e sul suo ruolo all’interno della biosfera, oscillando tra la permanenza di tratti essenziali e la spinta verso la trasformazione tecnologica.
  • L’Intenzionalità e la Specificità Umana: Un pilastro del dibattito è la nozione di intenzionalità, considerata da alcuni autori come il tratto irriducibile che distingue l’intelligenza umana da quella artificiale. L’essere umano è definito come un “animale vivente limitato nel tempo” e mortale, la cui responsabilità deriva proprio dalla sua finitezza biologica.
  • La Sfida del Post-umanesimo: Il “posthuman” e il “transhuman” propongono un potenziamento delle capacità umane tramite la tecnologia, mirando a superare la sofferenza e persino la morte. Tuttavia, le fonti avvertono del rischio dell’inumano: senza un paradigma normativo e il riconoscimento della plasticità della natura umana (intesa come capacità di cambiare conservando una forma riconoscibile), l’auto-trasformazione tecnica potrebbe portare alla distruzione dell’identità umana stessa.
  • Mito del Sviluppo e Biophilia: L’antropologia culturale critica il concetto occidentale di “sviluppo”, definendolo un mito che ha portato alla distruzione dell’ambiente naturale. Si propone invece una “biofilia” e un ritorno alla consapevolezza dell’interdipendenza tra tutti gli esseri viventi, superando la torre antropocentrica.
  • L’Umano come “Ponte”: In ambito esegetico, l’essere umano (adam) non è visto come un dominatore assoluto, ma come un “sacerdote” e “custode” del creato, un ponte tra Dio e la terra.
Dimensioni Etiche: Verso il Bene Comune
L’etica nell’Antropocene deve affrontare la gestione della potenza tecnologica e la responsabilità verso la “casa comune”.
  • La Salute come Bene Comune: La medicina viene ripensata oltre l’approccio individuale e antropocentrico. La salute è interpretata come un bene comune che dipende dall’equilibrio sistemico tra uomo e ambiente; curare l’ambiente diventa dunque indisgiungibile dal curare l’essere umano.
  • Etica Ecologica e Limiti: Alcune prospettive sottolineano la necessità di recuperare lo scarto morale tra uomo e natura. Solo se l’uomo riconosce di essere “altro” rispetto alla natura può intenderla come una “misura” e accettare limiti alla propria azione. Al contrario, la prospettiva panpsichista cerca un vincolo di affinità profonda, riconoscendo capacità mentali a tutto il non umano per superare lo strumentalismo.
  • Etica della Tecnica e IA: Di fronte all’intelligenza artificiale, l’etica deve rifiutare sia la demonizzazione della tecnica sia l’accettazione acritica del progresso. È necessaria un’educazione alla responsabilità e a virtù come la temperanza, opponendosi al principio che “tutto ciò che si può fare, si deve fare”.
  • Responsabilità Politica e Democrazia: L’etica si estende alla difesa della democrazia nell’infosfera, minacciata da manipolazioni algoritmiche e populismi digitali. Il “bene comune” politico va riconquistato attraverso il dissenso reale, il dibattito e la sussidiarietà, evitando che la digitalizzazione riduca il cittadino a un semplice dato.
Sintesi nel Contesto Filosofico
Il contesto filosofico più ampio suggerisce che l’Antropocene segni una rottura epistemologica. La filosofia non ha solo il compito descrittivo di definire l’epoca, ma quello prescrittivo di governare la transizione verso una “comunità terrestre integrale” (Era Ecozoica). In questo nuovo ambiente, l’informazione diventa la natura stessa del reale e le relazioni umane mutano, richiedendo una nuova “documanità” o un “nuovo umanesimo” capace di dare un senso e un valore all’agire tecnico.
DOMANDA: Discuti cosa dicono queste fonti su Epistemologia e Scienza, nel contesto più ampio di Dimensioni Filosofiche.
Nelle fonti fornite, la riflessione su epistemologia e scienza si inserisce in un dibattito filosofico profondo che mira a ripensare le categorie con cui analizziamo il presente nell’era dell’Antropocene. La scienza non viene vista solo come un insieme di dati, ma come un’attività intrinsecamente legata a scelte di valore, limiti metodologici e implicazioni ontologiche che ridefiniscono il rapporto tra uomo e mondo.
Ecco i punti principali che emergono dalle fonti riguardo a Epistemologia e Scienza:
1. La critica alla scienza “avalutativa” e il rischio induttivo
Uno dei contributi centrali sul piano epistemologico è quello di M. Cristina Amoretti, che contesta l’ideale della scienza come impresa totalmente oggettiva e priva di valori (value-free science).
  • Valori non epistemici: Si sostiene che i valori sociali, etici e politici (non epistemici) siano ineliminabili, specialmente nel contesto della giustificazione scientifica.
  • Rischio induttivo: Poiché la scienza è fallibile e non dispone mai di prove conclusive, ogni decisione (come approvare un vaccino) comporta un “rischio induttivo”. La scelta di accettare o rifiutare un’ipotesi dipende dalle conseguenze etiche o sociali di un eventuale errore; pertanto, la sufficienza delle prove è essa stessa un giudizio di valore.
  • Dati “contaminati”: Persino ciò che conta come dato (ad esempio, definire una “morte per Covid”) non è un’osservazione pura, ma dipende da assunzioni di sfondo e giudizi valoriali.
2. Epistemologia della Tecnoscienza e Intelligenza Artificiale
Il dibattito sull’IA, guidato da Marco Damonte attraverso il pensiero di Evandro Agazzi, evidenzia la necessità di distinguere tra conoscenza e mera simulazione.
  • Intenzionalità: L’IA può riprodurre comportamenti “intelligenti” tramite algoritmi, ma manca della dimensione immanente e conscia tipica dell’essere umano, definita come intenzionalità.
  • Limiti del formalismo: La logica matematica e la teoria della calcolabilità hanno mostrato i limiti intrinseci della formalizzazione; pretendere che l’IA generi una nuova forma di oggettività de-problematizzata è definita una “ubris computazionale”.
  • Approccio sistemico: Agazzi propone di vedere la tecnoscienza come un “sistema sociale adattivo aperto”. La scienza non è neutrale, poiché modifica le forme di vita e le ideologie.
3. Teleologia vs. Meccanicismo (L’ipotesi Gaia)
Damiano Bondi esplora la tensione tra la spiegazione causale moderna e il ritorno della teleologia attraverso l’ipotesi Gaia di Lovelock.
  • Riduzionismo moderno: La riduzione della conoscenza alla sola spiegazione causale è vista come uno strumento per il dominio della natura.
  • Fini naturali: Recuperando le nozioni di Robert Spaemann, si suggerisce che la scienza debba tornare a riconoscere dei “fini naturali” o limiti intrinseci alla realtà, senza i quali l’uomo agisce come un puro essere naturale capace di superare ogni misura.
4. Dimensioni Filosofiche e Svolte Ontologiche
Le fonti suggeriscono che la crisi dell’Antropocene richieda un superamento del dualismo metafisico tra mente e corpo, o tra umanità e natura.
  • Panpsichismo: Marcello Di Paola propone una metafisica panpsichista come alternativa al fisicalismo e al dualismo. Riconoscere “caratteristiche mentali” a tutto il non umano stabilirebbe un vincolo di affinità profonda necessario per un’unità virtuosa tra uomo e Terra.
  • Post-umanesimo e Bioetica: La scienza oggi permette all’uomo di modificare se stesso biologicamente. Angelo Campodonico avverte che senza un paradigma normativo che orienti la scala dei valori, il potenziamento tecnologico rischia di condurre all’inumano anziché a un miglioramento dell’uomo.
  • Cosmologia Funzionale: Thomas Berry (analizzato da Alma Massaro) denuncia i limiti di una scienza puramente quantitativa che priva il mondo fisico della sua soggettività. La “Nuova Storia” deve integrare l’evoluzione scientifica con una dimensione psichico-spirituale per essere “funzionale” alla guarigione del pianeta.
5. Medicina e Cambiamento di Paradigma
In medicina, l’Antropocene impone una rottura epistemologica.
  • Modello sistemico: Si sta passando da una medicina “organo-centrata” a una che considera l’interazione fluida tra corpo e ambiente (microbioma, epigenetica). La salute non è più un bene individuale privato, ma un bene comune che dipende dalla stabilità degli ecosistemi.
In conclusione, le fonti convergono sull’idea che una scienza separata dalla filosofia e dall’etica non sia più in grado di affrontare le sfide dell’Antropocene. L’oggettività scientifica deve essere riconcettualizzata come intersoggettività e dialogo tra comunità differenti, integrando la cultura umanistica per dare un senso e una direzione al potere tecnologico.
DOMANDA: Discuti cosa dicono queste fonti su Critica allo Sviluppo, nel contesto più ampio di Ambiente e Sviluppo.
Le fonti analizzano la critica allo sviluppo definendolo come il mito fondante della società occidentale, una sorta di “religione economicistica” che impone l’espansione planetaria del sistema di mercato come unico modello possibile. Nel contesto dell’Antropocene, questa visione entra in rotta di collisione con i limiti fisici del pianeta, portando a una riflessione profonda sul binomio ambiente e sviluppo.
Lo sviluppo come “Mito” e metafora naturalistica
Secondo l’antropologo Marco Aime, il concetto di sviluppo è una costruzione culturale nata dall’Illuminismo e dall’evoluzionismo sociale, che ha impropriamente applicato modelli biologici alla storia umana.
  • La distorsione della metafora: In natura, un organismo cresce fino a un apice per poi declinare; il mito dello sviluppo, invece, presuppone una crescita infinita, ignorando la fase del declino e la finitezza delle risorse.
  • L’imposizione del modello: Lo sviluppo occidentale non esporta solo benessere, ma una pratica che costringe a trasformare e distruggere l’ambiente naturale per alimentare una produzione crescente di merci.
La critica allo “Sviluppo Sostenibile”
Le fonti mettono in guardia contro la cosiddetta “politica degli aggettivi” (sviluppo durevole, sostenibile, umano).
  • Operazione di cosmesi: Queste etichette sono viste come tentativi di restaurare la facciata di un modello fallimentare senza intaccare il dogma della crescita.
  • Il paradosso della sostenibilità: Spesso l’espressione “sviluppo durevole” è interpretata come un invito a far durare la crescita, piuttosto che la capacità dell’ecosistema Terra di sostenerla.
  • La visione termodinamica: Riprendendo Georgescu-Roegen, le fonti ricordano che ogni trasformazione economica degrada energia (entropia); pertanto, un’economia che ignora la biosfera è destinata al declino irreversibile delle risorse.
Il legame tra Sviluppo e Crisi Ambientale
L’attuale modello di sviluppo è il motore principale dell’Antropocene (o Capitalocene), caratterizzato da:
  • Il “Ventinovesimo giorno”: Citando Lester Brown, le fonti avvertono che siamo vicini al punto in cui le risorse non saranno più in grado di rinnovarsi.
  • L’effetto farfalla globale: Il surriscaldamento e la desertificazione producono “profughi climatici”, dimostrando che l’uomo non è solo un utente dell’ambiente, ma parte integrante di esso; danneggiare la biosfera significa “tagliare il ramo su cui siamo seduti”.
Prospettive e alternative: Oltre lo Sviluppo
Di fronte allo stallo imposto anche dalla pandemia, le fonti individuano tre strade principali:
  1. Accelerare (Tecnocentrismo): Puntare tutto sulla tecnologia e le nanotecnologie per trasformare la biosfera in una tecnosfera, rischiando però di aumentare le disuguaglianze e di creare un mondo “sintetico” privo di limiti naturali.
  2. Rallentare (Decrescita): Adottare il modello della decrescita (Latouche, Castoriadis), basato sulla sobrietà, la riduzione dei consumi e la sostituzione delle energie fossili, accettando rinunce nello stile di vita habituale.
  3. Uscirne fuori (Rivoluzione culturale): Sostituire il PIL con nuovi punti di riferimento e l’ecologia con la biofilia. Questa visione propone di passare dall’antropocentrismo a una “comunità terrestre” basata sulla solidarietà tra esseri umani e non umani, riconoscendo la sacralità e l’interdipendenza di tutte le forme di vita.
In sintesi, la critica espressa nelle fonti suggerisce che per sopravvivere nell’Antropocene sia necessario demitizzare lo sviluppo inteso come accumulo, riscoprendo una “sobrietà” che sia sinonimo di fraternità lucida e rispetto dei limiti intrinseci della natura.
DOMANDA: Discuti cosa dicono queste fonti su Antropocene e bene comune.
Il rapporto tra l’Antropocene e il bene comune rappresenta il nucleo centrale della riflessione contenuta nelle fonti, le quali suggeriscono che gli esiti di questa nuova epoca geologica dipendano interamente dall’impegno consapevole degli esseri umani nel promuovere una responsabilità non solo verso i propri simili, ma verso l’intera realtà. In questo contesto, il bene comune non è più visto come una semplice sommatoria di interessi individuali, ma come un equilibrio sistemico che coinvolge tecnologia, salute, politica e ambiente.
Ecco i principali ambiti in cui le fonti discutono questa relazione:
1. La Salute come Bene Comune
Uno dei contributi più significativi riguarda la necessità di una “medicina per l’Antropocene”.
  • Superamento dell’individualismo: Le fonti propongono di abbandonare l’approccio puramente antropocentrico e individuale alla salute. La salute deve essere intesa come un bene comune che dipende dalla stabilità degli ecosistemi e dalla biodiversità.
  • Sinergia con l’ambiente: Il benessere del singolo è considerato indisgiungibile dalla cura globale dell’ambiente. In questa prospettiva, la gestione delle risorse naturali (aria, acqua, spazi) e l’accesso ai servizi sanitari diventano elementi cardine per la salute della collettività.
2. Democrazia e Bene Comune nell’Infosfera
L’avvento dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali pone sfide inedite alla democrazia, intesa anch’essa come bene comune.
  • Rischi del populismo digitale: I movimenti populisti spesso utilizzano piattaforme digitali per creare un’identificazione immediata tra leader e popolo, rischiando di confondere la volontà generale con la mera aggregazione di preferenze private.
  • Democrazia come discorso razionale: Riprendendo Habermas, le fonti riaffermano la visione della democrazia come bene comune in quanto confronto razionale tra opinioni opposte, indispensabile per la garanzia dei diritti fondamentali. Il bene comune politico deve essere conquistato attraverso il dissenso reale e il dibattito, evitando che la digitalizzazione riduca il cittadino a un semplice dato.
3. Diritti Umani e Libertà Religiosa
La libertà religiosa è analizzata come un esempio specifico di bene comune universale, ma non senza tensioni.
  • Status mondiale dell’uomo: In quanto diritto umano, la libertà di coscienza e di religione appartiene a tutta l’umanità.
  • Conflitto di significati: Tuttavia, questo ideale universale entra spesso in competizione con significati particolari di libertà presenti nei diritti religiosi o secolari. Il bene comune, in questo ambito, richiede un difficile equilibrio tra l’autonomia individuale e le appartenenze confessionali.
4. Etica Ambientale e Comunità Terrestre
La crisi ecologica dell’Antropocene impone di estendere il concetto di solidarietà oltre i confini umani.
  • Solidarietà interspecifica: Si propone una “biofilia” che sostituisca l’ecologia tradizionale, dove il bene comune includa anche gli esseri non umani.
  • Comunità terrestre integrale: Autori come Thomas Berry suggeriscono che il progresso possa essere definito tale solo se coinvolge l’intera comunità terrestre, passando da un orientamento antropocentrico a uno ecocentrico.
  • Riparazione urbana: Anche l’urbanistica contribuisce a questa visione, proponendo la riqualificazione di aree dismesse per un uso collettivo, inteso come strumento di resilienza sociale e ambientale.
5. Scienza e Responsabilità
L’oggettività scientifica stessa viene riconsiderata in funzione del bene comune.
  • Intersoggettività: Riconoscere che la scienza non è del tutto priva di valori (non epistemici) non significa rinunciare alla sua razionalità, ma favorire un dialogo tra comunità differenti.
  • Rischio induttivo: Poiché le decisioni scientifiche comportano rischi sociali ed etici, la sufficienza delle prove deve essere valutata in base al bene della società, specialmente in contesti di emergenza come la pandemia.
In sintesi, le fonti convergono nel sostenere che l’Antropocene richiede un nuovo umanesimo capace di governare la tecnica e l’economia in funzione di un bene comune che sia realmente universale, inclusivo della natura e rispettoso della dignità di ogni componente del pianeta.