Ultime notizie sull’evoluzione umana. Un libro del 2017, che è una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista “Le Scienze”
“…siamo i padroni (incontrollati) del pianeta, ma dentro di noi c’è sempre quel bipede barcollante che, intorno a 2 milioni di anni fa, iniziò a sviluppare un cervello abnorme e poi, circa 200 mila anni or sono, divenne Homo sapiens e si diffuse ovunque”
Sintesi del libro
“Ultime notizie sull’evoluzione umana” di Giorgio Manzi è un’opera di divulgazione scientifica che raccoglie e rielabora una serie di articoli pubblicati sulla rivista “Le Scienze”. L’obiettivo dichiarato dall’autore è quello di condividere con il grande pubblico le scoperte e i dibattiti più recenti nel campo della paleoantropologia, una scienza che, per sua natura, deve necessariamente comunicare i propri risultati al di fuori della ristretta cerchia degli specialisti.
Il libro si presenta come una raccolta di “pillole”, ovvero brevi capitoli tematici, ciascuno incentrato su un fossile, un sito, un concetto o una controversia specifica. Attraverso queste istantanee, Manzi guida il lettore in un viaggio attraverso la nostra storia evolutiva, dal lontano antenato comune con le scimmie fino alla comparsa e alla diffusione globale di Homo sapiens.
La struttura dell’opera segue un percorso cronologico e tematico, suddiviso in sezioni:
1. Il Pianeta delle Scimmie e l’Antenato
Questa sezione apre il libro con una riflessione sulla nostra identità primatologica. Manzi sottolinea come l’uomo sia una scimmia tra le scimmie, appartenente all’ordine dei Primati. Vengono esplorate le basi della nostra storia evolutiva, con un focus su:
- La nostra parentela con i Primati: L’autore chiarisce che “scimmia” è un termine generico che racchiude un’enorme varietà di specie, dalle proscimmie ai grandi antropomorfi, di cui noi facciamo parte.
- La ricerca dell'”anello mancante”: Viene analizzata la storia del concetto di “anello mancante” e come abbia influenzato la ricerca paleoantropologica per oltre un secolo, portando a celebri falsi come l’uomo di Piltdown.
- I paradigmi scientifici: Manzi applica le teorie di Thomas Kuhn (paradigmi, scienza normale, rivoluzioni scientifiche) alla paleoantropologia, mostrando come il concetto di “anello mancante” e, successivamente, il “paradigma della specie unica” (che vedeva l’evoluzione umana come una linea retta) siano stati superati da nuove scoperte, in particolare quelle provenienti dall’Africa, che hanno rivelato un “albero frondoso” o “cespuglio” evolutivo, ricco di rami laterali e specie coeve.
2. Australopithecus & C.
Questa parte del libro è dedicata al genere Australopithecus, i nostri antenati bipedi originari dell’Africa. I temi affrontati includono:
- La scoperta di Lucy e Laetoli: Viene raccontata la celebre scoperta di Lucy (Australopithecus afarensis) in Etiopia e quella delle impronte fossili di Laetoli in Tanzania, prove formidabili del bipedismo già 3,6 milioni di anni fa.
- La variabilità e la struttura sociale: Manzi discute le ricerche sulla variabilità di A. afarensis, soffermandosi sul dibattito se fosse una specie con forte dimorfismo sessuale (maschi molto più grandi delle femmine). Le nuove impronte di Laetoli sembrano supportare l’ipotesi di una struttura sociale poliginica (ad “harem”), simile a quella dei gorilla.
- L’anatomia e l’udito: Vengono descritte le caratteristiche anatomiche degli australopitechi, come il cervello piccolo e la dentatura posteriore robusta. Un capitolo interessante è dedicato allo studio degli ossicini dell’udito di Paranthropus e Australopithecus, che rivela capacità acustiche intermedie tra quelle delle scimmie e quelle umane.
- Nuove specie e dibattiti: Vengono presentate e discusse le scoperte di nuove specie come Australopithecus sediba e A. deyiremeda, accendendo il dibattito tassonomico tra “lumpers” (chi tende a unificare) e “splitters” (chi tende a suddividere in più specie) e sulla complessità dell’albero evolutivo.
3. Alle Origini di Homo
Il focus si sposta sul passaggio cruciale dagli australopitechi al genere Homo. I temi principali sono:
- I primi Homo (early Homo): Viene esaminata la comparsa di Homo habilis e Homo rudolfensis in Africa orientale, con la loro dieta più ricca di carne e l’inizio della produzione di manufatti in pietra (Modo 1 o Olduvaiano). L’autore sottolinea come la tassonomia di questi primi rappresentanti del nostro genere sia ancora oggetto di dibattito.
- La prima espansione fuori dall’Africa: Il sito di Dmanisi in Georgia è presentato come una finestra unica su questa fase. I fossili di Dmanisi, datati a circa 1,8 milioni di anni fa, mostrano una combinazione di caratteri primitivi (cervello piccolo) e derivati, e rappresentano la prova più solida della prima migrazione del genere Homo fuori dal continente africano.
- Il “piccolo popolo” di Flores: Viene raccontata la scoperta di Homo floresiensis, i cosiddetti “hobbit” dell’isola di Flores in Indonesia, caratterizzati da statura e cervello piccolissimi, ma vissuti fino a tempi recentissimi (circa 50.000 anni fa), un caso straordinario di nanismo insulare.
- Homo naledi: Si discute l’enigmatica scoperta di Homo naledi in Sudafrica, una specie con una morfologia primitiva (cervello piccolo) ma con una datazione sorprendentemente recente (circa 300.000 anni fa), suggerendo che forme umane arcaiche siano sopravvissute a lungo in Africa.
4. Umani del Tempo di Mezzo
Questa sezione esplora l’evoluzione umana in Eurasia durante il Pleistocene medio. I punti salienti sono:
- Homo heidelbergensis: Viene descritta questa specie chiave, definita “l’umanità di mezzo”, con una distribuzione pluricontinentale (Africa, Europa, Asia). Manzi la presenta come l’antenato comune sia dei Neanderthal (in Europa) che di Homo sapiens (in Africa).
- I siti spagnoli di Atapuerca: Vengono analizzate le ricchezze paleoantropologiche di Atapuerca, in particolare:
- La Sima de los Huesos: Un pozzo carsico che ha restituito gli scheletri di una trentina di individui di Homo heidelbergensis, mostrando l’insorgenza di tratti neandertaliani in forma già avanzata.
- La Gran Dolina: Qui sono stati trovati i fossili di Homo antecessor, una specie più antica (circa 800.000 anni fa), forse ancestrale comune a Neanderthal e Sapiens, ma la cui interpretazione è ancora controversa.
- La Sima del Elefante: Un reperto di mandibola di 1,2 milioni di anni fa rappresenta il fossile umano più antico d’Europa, segno di un primo, forse discontinuo, popolamento del continente.
- I misteriosi Denisoviani: Vengono presentati i Denisoviani, un gruppo umano estinto scoperto grazie al DNA estratto da un minuscolo osso della falange in una grotta siberiana (Denisova). Si tratta di “cugini” dei Neanderthal, diffusi in Asia, con cui i nostri antenati si incrociarono.
5. Siti e Manufatti Preistorici
Questa sezione offre una pausa per approfondire l’archeologia preistorica.
- Il Paleolitico e i suoi “Modi”: Vengono spiegate le suddivisioni del Paleolitico (Modo 1, 2, 3, 4) e l’importanza di manufatti come i bifacciali (amigdale) dell’Acheuleano (Modo 2), la cui ripetitività e persistenza per oltre un milione di anni affascina e stupisce.
- Siti africani di importanza storica: L’autore rievoca la lunga storia degli scavi nella gola di Olduvai in Tanzania, il sito di Melka Kunture in Etiopia e le scoperte italiane in Eritrea a Buia, dove sono stati trovati un importante cranio di Homo ergaster e numerosi manufatti acheuleani.
- Le tracce del comportamento: Un capitolo è dedicato a ciò che le impronte fossili (come quelle di Ileret in Kenya, di 1,5 milioni di anni fa) possono rivelare sul comportamento sociale e sulla locomozione dei nostri antenati.
- Neanderthal simbolici?: Viene discussa la scoperta a Grotta di Fumane (Italia) di penne di uccelli associate ai Neanderthal, interpretate come possibile ornamento, un indizio di pensiero simbolico ancora oggetto di dibattito.
6. Orologi e Molecole
Questa sezione spiega il ruolo cruciale della genetica nella paleoantropologia.
- L’orologio molecolare: Manzi illustra come le distanze genetiche tra le specie viventi (ad esempio, uomo e scimpanzé) possano essere usate per stimare i tempi di divergenza da un antenato comune. Tuttavia, la calibrazione di questo orologio è complessa e fonte di continui aggiornamenti, con studi che propongono tassi di mutazione più lenti e quindi date più antiche.
- Il DNA antico (aDNA): L’autore ripercorre le tappe fondamentali della paleogenetica, a partire dall’estrazione del DNA mitocondriale di Neanderthal nel 1997 fino alla decifrazione di interi genomi nucleari di Neanderthal e Denisoviani. Questi studi hanno rivoluzionato la nostra comprensione, dimostrando che le due specie sono geneticamente distinte ma che vi furono episodi di ibridazione con Homo sapiens.
- L’epigenetica: Viene introdotto il nuovo campo della paleoepigenetica, che studia le modificazioni chimiche (come la metilazione) del DNA fossile, aprendo prospettive per capire quali geni fossero attivi in specie estinte come i Neanderthal.
7. Neanderthal
Questa sezione è interamente dedicata ai nostri “cugini” estinti.
- La loro storia e la loro anatomia: Manzi ripercorre la storia della scoperta dei Neanderthal e l’evoluzione della loro interpretazione scientifica, da antenati primitivi a “uomini delle caverne” brutali, fino a essere oggi riconosciuti come una specie distinta (Homo neanderthalensis), con una propria storia, caratterizzata da un’elevata encefalizzazione e adattamenti al clima freddo.
- Comportamento e cultura: Vengono analizzati i dibattiti sulla loro modernità culturale. Se alcune evidenze (come le penne di Fumane) suggeriscono comportamenti simbolici, la confutazione dell’Uluzziano (un’industria di transizione) come prodotto neandertaliano riapre la questione.
- L’ibridazione con Homo sapiens: Vengono approfonditi i contatti e gli incroci tra Neanderthal e Sapiens, avvenuti probabilmente nel Vicino Oriente intorno a 55.000 anni fa. Manzi chiarisce il dibattito sul concetto di specie, spiegando che l’ibridazione (documentata dal DNA nel nostro genoma) non implica che fossero la stessa specie, ma che due specie affini possono incrociarsi in aree di contatto, specialmente in assenza di barriere riproduttive perfette.
- Nuove scoperte: Vengono presentate scoperte sorprendenti come le strutture circolari costruite con stalagmiti nella grotta di Bruniquel (Francia) 176.000 anni fa, o le nuove prove di cannibalismo in Belgio, che mostrano una complessità e variabilità comportamentale ancora da decifrare.
8. Storie Italiane
Questa sezione è una panoramica delle scoperte paleoantropologiche in Italia.
- I pionieri: L’autore omaggia i pionieri della paleoantropologia italiana, come Sergio Sergi e Alberto Carlo Blanc, celebri per le scoperte di Saccopastore e del Monte Circeo (Grotta Guattari), rivalutando quest’ultimo caso, non come rituale, ma come accumulo di prede di iene.
- Le scoperte di Ceprano e Altamura: Vengono raccontate le storie della scoperta del cranio di Ceprano, un fossile di Homo heidelbergensis dall’iniziale datazione molto antica (1 milione di anni) poi ridimensionata a 400.000 anni, e dello scheletro quasi completo di Altamura, un Neanderthal in fase arcaica, rimasto incastrato in una grotta in Puglia per oltre 150.000 anni.
- Il museo di Rebibbia e Ötzi: Si parla del sito di Rebibbia-Casal de’ Pazzi a Roma, un importante giacimento del Pleistocene medio oggi musealizzato, e della celebre mummia del Similaun (Ötzi), un uomo dell’età del Rame (5.300 anni fa) i cui resti hanno fornito informazioni preziose sul suo aspetto, la sua salute e le circostanze della sua morte.
- Il cranio del brigante Villella: Un capitolo insolito è dedicato al cranio del brigante Giuseppe Villella, studiato da Cesare Lombroso per sviluppare la sua teoria dell’atavismo, e alle controversie odierne sulla sua conservazione in museo.
9. Homo sapiens
La sezione conclusiva del libro si concentra sulla nostra specie.
- L’origine in Africa: Manzi riassume le prove fossili (Omo Kibish, Herto) e genetiche (l'”Eva nera”) che dimostrano l’origine recente di Homo sapiens in Africa, circa 200.000 anni fa.
- Una “rivoluzione ontogenetica”: L’autore propone una sua interpretazione: la nascita della nostra specie non fu solo un aumento del cervello, ma una vera rivoluzione nel modo di crescere e svilupparsi. Questa “rivoluzione ontogenetica” portò a un cranio più globulare e a una maggiore plasticità cerebrale, aprendo la strada al pensiero simbolico, al linguaggio e all’arte.
- Ciò che ci rende unici: Vengono esplorate le differenze tra noi e i Neanderthal, non solo nel cervello, ma anche nella struttura del volto (che è più “infantile” in noi) e nello sviluppo post-natale. Un capitolo interessante mostra come i bulbi olfattivi di Homo sapiens siano più grandi di quelli dei Neanderthal, suggerendo possibili differenze nel comportamento sociale e nella memoria.
- La diffusione globale: Viene tracciato il percorso di espansione di Homo sapiens dall’Africa al Vicino Oriente, all’Europa e al resto del mondo, fino al popolamento delle Americhe (con una datazione di circa 14.000 anni fa in Argentina).
- La domesticazione e il concetto di razza: Vengono toccati temi come la prima domesticazione (quella del cane, avvenuta forse più di 30.000 anni fa) e, in chiusura, Manzi affronta il tema scottante delle razze umane, chiarendo che, da un punto di vista biologico, le razze non esistono. La variabilità umana è continua e non può essere suddivisa in categorie discrete, e il concetto di razza è stato storicamente utilizzato per legittimare ideologie razziste e colonialiste.
Conclusione e Stile
Il libro si conclude con un Epilogo in cui Manzi racconta un’esperienza personale durante uno scavo a Grotta Breuil (Monte Circeo), immaginando un Neanderthal seduto sulla stessa roccia che lui sta osservando, in procinto di assistere all’arrivo dei primi Homo sapiens. Questo momento di forte empatia racchiude il senso profondo del libro: riconoscere il nostro legame con questi nostri parenti estinti e comprendere la nostra storia come un percorso complesso, non lineare, fatto di incontri, scontri, ibridazioni e, infine, di un successo planetario che ci rende gli “incontrollati padroni del pianeta”.
In sintesi, “Ultime notizie sull’evoluzione umana” è un testo agile ma denso di informazioni, che riesce a coniugare il rigore scientifico con una narrazione appassionante. Giorgio Manzi si dimostra un divulgatore sapiente, capace di spiegare concetti complessi come la tassonomia, la paleogenetica o la filosofia della scienza con chiarezza, mantenendo sempre un occhio di riguardo per il metodo scientifico e la sua natura autocorrettiva, fatta di ipotesi, dibattiti e continue scoperte che riscrivono la storia delle nostre origini.
