L’Antropocene rilevabile nelle bioregioni friulane

Questo è un programma di lavoro.
Partiamo, per fissare le idee, da alcuni fatti incontrovertibili.
– Lo stravolgimento dei fiumi.  Va messa in discussione la convinzione che i “Sapiens” abbiano un diritto quasi divino a intervenire in ogni modo sul corso naturale dei Fiumi.
– L’inquinamento industriale. Il caso più eclatante massiccio e irreversibile è quello del mercurio sversato dall’impianto di soda cloro della Snia-Caffaro nella laguna di Marano Lagunare.
– Il Lago di Cavazzo ucciso dagli scarichi freddi e fangosi della Centrale idroelettrica che a monte ha anche prosciugato il Tagliamento.
– L’agricoltura monoculturale. “La bassa friulana è un deserto coltivato a mais” diceva la FAO ancora decenni fa; poi con i concimi chimici  e i diserbanti ha anche inquinato le falde freatiche e poi artesiane.
– Il consumo di suolo. Nonostante che il Friuli non sia un territorio fortemente urbanizzato è di fatto sottoposto a un consumo di suolo straordinario,

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