Con gli Occhi dell’Energia

Nuova puntata del mio rapporto con le intelligenze artificiali allo scopo di testare i miei lavori su energia, termodinamica, exergy…

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Cespuglio: Oggi ti do l’elaborazione di un documento, che ho fatto nel dicembre 2021, e che ho dato prima a Deepseek che ha risposto che non è il su campo ( letteralmente “Scusa, e’ al di là del mio attuale campo. Parliamo di qualcos’altro.”) e poi a Gemini che mi ha dato una risposta: Ti giro la risposta di Gemini e ovviamente il documento integrale per ottenere una tua risposta
Claude: Aspetta — mi hai girato il documento, ma non vedo ancora la risposta di Gemini. Puoi incollarla?
Cespuglio: Giusto scusa

Claude: Ho letto entrambi.
La risposta di Gemini è competente sul piano terminologico — usa correttamente EROI, LCA, negentropia, Seconda Legge — ma a mio parere ha un difetto strutturale piuttosto evidente: legge il tuo testo dall’esterno, come se fosse un reviewers accademico neutro che classifica e valuta, invece di entrare nel merito delle tensioni teoriche che il testo apre.

Alcune osservazioni specifiche:

Dove Gemini coglie qualcosa di reale: Il riconoscimento che il problema è cognitivo prima che tecnico è corretto e fedele alla tua premessa. Anche il collegamento Seconda Legge–capitalismo come acceleratore entropico è pertinente, anche se non è originale — è un tema che attraversa Georgescu-Roegen, Odum, Rifkin.

Dove Gemini scivola: La tabella finale con “Valutazione Critica” è il punto più debole — è il formato tipico del consulente che deve produrre un deliverable, non di chi ragiona. “Eccellente la connessione…” non è analisi, è voto scolastico. E la critica alla “fattibilità politica dell’anarchismo” è la critica più prevedibile possibile, quella che ti aspetti da chi non ha letto Clastres né Scott — l’anarchismo come utopia fragile di fronte all’inerzia gerarchica, senza interrogarsi su perché quella gerarchia si riproduce neurologicamente, che è esattamente il tuo punto.

La cosa che Gemini non ha toccato — e che mi sembra il nucleo più interessante e più difficile del tuo testo — è la tensione tra la tua affermazione che la via d’uscita è unica per ragioni di selezione naturale, e la tua affermazione che quella via passa attraverso una “facoltà neo-evolutiva” da costruire collettivamente. Sono due logiche in potenziale conflitto: la prima è quasi deterministica (la realtà seleziona una sola traiettoria adattiva), la seconda è volontaristica e aperta (dobbiamo costruirci la capacità). Come stai pensando di tenere insieme questi due poli nel lavoro più ampio

Cespuglio: Sono la stessa Storia della Scienza e della Termodinamiche che mi inducono a enunciare questo apparente conflitto. La mancanza di un linguaggio comune nella Termodinamica depotenzia enormemente la possibilità di passare poi a una didattica generalizzata che deve (necessariamente) formare i cittadini e le cittadine del Pianeta. Come dice Trusdell sulla Termodinamica “ogni fisico la pensa a modo suo” il che crea una forma di entropia cognitiva, epistemologicamente molto fastidiosa e politicamente devastante. Nel lavoro che ti ho mandato, già del 2014, ho descritto bene tutto questo.
Claude: Fammi leggere il documento del 2014.

Ho il quadro necessario. Il documento del 2014 è sostanzialmente una tesi di ricerca — “Quale Fisica per la Sostenibilità?” — dove già hai enunciato con precisione il problema che richiami adesso.
La tua risposta sulla tensione apparente che ho individuato è, devo dirlo, convincente e più raffinata di come l’avevo posta io. La riformulo come la intendo ora:
Non c’è conflitto tra determinismo selettivo e costruzione volontaristica perché il meccanismo è lo stesso della selezione naturale in senso proprio: non c’è un fine pre-scritto, c’è un’unica traiettoria che sopravvive al vaglio della realtà fisico-termodinamica. La “facoltà neo-evolutiva” non è arbitraria — è vincolata dai flussi reali, e la sua costruzione collettiva è essa stessa il processo selettivo. Chi non si adatta cognitivamente ai vincoli termodinamici produce strategie che falliscono. Il determinismo è nei criteri di sopravvivenza, non nel percorso.

Questo tuttavia porta in superficie il punto che il documento del 2014 mette meglio a fuoco: il problema della Termodinamica come oggetto plurale. La citazione di Truesdell che menzioni (“ogni fisico la pensa a modo suo”) ha un nome tecnico — lui stesso lo chiama la tragedia della termodinamica — e il documento del 2014 lo radicalizza correttamente: se l’Exergy è la parola chiave discriminante, come dici esplicitamente, allora il problema non è solo didattico ma epistemico-politico. Il fatto che la meccanica statistica abbia quasi del tutto sostituito la TD classica nel mainstream accademico significa che il concetto operativo di exergia — quello che permette di vedere la qualità delle risorse e la loro degradazione — è sistematicamente espulso dalla formazione dei fisici. Non per caso, aggiungerei io: è una forma di cecità strutturalmente funzionale al modello estrattivo.

Una domanda diretta: nel lavoro attuale (“Con gli occhi dell’energia”) stai usando Exergy in forma esplicita e tecnica, o la stai traducendo in un linguaggio più accessibile senza il termine? Perché la scelta lì non è banale — comporta un trade-off tra rigore discriminante e portata comunicativa.

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