La Cornacchia di Pordenone: il TAR sospende l’ordinanza del Sindaco (fascista) che la condannava a morte

La società in guerra con la natura. Il caso emblematico della Cornacchia di Pordenone che per difendere i suoi piccoli ogni tanto colpisce qualche passante per la strada dove c’è l’albero nel quale è insediato il nido. Esistono ovviamente soluzioni alternative al suo assassinio come ha decretato il sindaco di Fratelli d’Italia (fra l’altro gay ma sempre fascista è) di Pordenone. Quindi è una vicenda che rappresenta veramente la guerra contro la natura. Anche un piccolo caso di fastidio non può essere tollerato e viene decretata lo sterminio di questa famigliola di cornacchie.

AI mode.     IL Gazzettino.     Il Messaggero Veneto.
Il caso della
cornacchia di via Damiani a Pordenone è diventato un forte simbolo della difficoltà di convivenza tra l’uomo e la fauna urbana. [1, 2]
L’animale ha iniziato a colpire alcuni passanti solo per difendere i suoi piccoli nel nido. Di fronte alle proteste per i graffi subiti dai cittadini, il sindaco di Pordenone Alessandro Basso ha firmato un’ordinanza per abbattere l’uccello. Questa decisione ha scatenato la dura reazione delle associazioni animaliste e di molti cittadini. [1, 2, 3]
Il blocco del tribunale e le soluzioni alternative
Proprio oggi, il Tar del Friuli Venezia Giulia ha sospeso le ordinanze del sindaco. Il tribunale ha dato ragione alla LAV (Lega Anti Vivisezione), bloccando la condanna a morte dell’animale. [1, 2]
Esistono strade diverse dalla violenza per risolvere la situazione:
    • Spostamento protetto: Trasferire il nido e la famigliola di volatili in un’area verde protetta e lontana dal traffico.
    • Chiusura temporanea: Vietare il passaggio pedonale sotto l’albero solo per le poche settimane necessarie allo svezzamento dei piccoli.
    • Cartelli di avviso: Segnalare il pericolo ai cittadini invitandoli a usare un ombrello o a cambiare marciapiede. [1, 2]

Questo episodio dimostra come spesso la nostra società tenda a cancellare ciò che crea un piccolo disturbo, invece di cercare il dialogo e il rispetto per i ritmi naturali. [1, 2]

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