In questo libro del 2014, l’autore Lewis Dartnell, suggerisce una sorta di manuale di sussistenza per ricostruire la società in caso di catastrofe. Sorge spontanea la domanda se può essere utilizzato da subito per superare il consumismo, il capitalismo, il potere statale.
“Lewis Dartnell, astrobiologo e studioso di scienze planetarie, ci fornisce infatti tutte le informazioni necessarie su come procurarci il cibo, costruirci una casa, guarire da ferite e malattie, produrre fibre tessili per poi trasformarle in indumenti, e altre attività ugualmente importanti. Il suo vero scopo, però, è mostrare la centralità della più grande invenzione umana, quella che rende possibili e feconde tutte le altre꞉ il metodo scientifico, fenomenale macchina generatrice di conoscenza. È questo che deve essere tramandato ai superstiti, per evitare la condanna a un’incerta e lunghissima ripetizione «alla cieca» della storia passata.”

La domanda è politicamente acuta e merita una risposta altrettanto rigorosa. La conoscenza necessaria di Lewis Dartnell è un libro utile, ma con limiti strutturali profondi rispetto all’uso che suggerisci.
Cosa offre il libro
Sul piano tecnico-pratico, è un testo serio e ben costruito. Copre sistematicamente: purificazione dell’acqua, conservazione degli alimenti, principi di agricoltura (inclusa la critica all’agricoltura industriale e la rivalutazione dei metodi tradizionali), autoproduzione di energia (eolica, solare, idroelettrica da materiali di recupero), metallurgia di base, chimica elementare, medicina di emergenza, stampa. Il suo valore didattico è reale: spiega i principi sottostanti, non solo procedure da eseguire meccanicamente. È pensato per accelerare la riscoperta autonoma, non per creare dipendenza da un manuale.
Alcune sezioni sono particolarmente rilevanti per un progetto di autonomia non apocalittica: la critica all’agricoltura industriale come “processo che trasforma il petrolio in cibo”, la rivalutazione dei metodi biologici tradizionali, le indicazioni sull’autoproduzione di energia da materiali di recupero, e la sezione sull’autosufficienza idrica e alimentare.
I limiti strutturali rispetto alla tua domanda
La risposta onesta è: no, non può essere usato direttamente, per ragioni che non sono accidentali ma costitutive.
1. Il presupposto è il collasso totale, non la sottrazione graduale. Dartnell progetta per uno scenario di spopolamento e assenza di Stato, non per convivenza con il mercato capitalistico mentre ci se ne sottrae progressivamente. La sua logica è: tutto è andato, come si ricomincia? La tua logica sarebbe: tutto c’è ancora, come ci si organizza ai margini? Sono problemi diversi, con soluzioni parzialmente diverse.
2. L’orizzonte è la ricostruzione della civiltà tecnologica, non il suo superamento. Il libro è esplicitamente rivolto a ricostruire qualcosa di funzionalmente simile a quello che abbiamo. Il metodo scientifico come valore supremo da preservare, l’accelerazione dello sviluppo come obiettivo — sono categorie che non mettono in discussione la civiltà industriale in sé, ma ne pianificano la rifondazione. Non c’è traccia di Bookchin, di Clastres, di una riflessione sulla gerarchia come problema strutturale.
3. La scala è individuale o di piccolo gruppo in emergenza, non di comunità intenzionale in costruzione. Le istruzioni sono pensate per individui o gruppi che agiscono in condizioni di penuria e pericolo immediato. La dimensione del mutualismo, del coordinamento orizzontale, della costruzione deliberata di relazioni non-mercantili — è assente o appena accennata (il riferimento all’assedio di Goražde è significativo proprio perché eccezionale: una comunità che si autoorganizza, e Dartnell lo nota ma non ne fa un principio).
4. L’ipotesi politica è liberale. Il contratto sociale di Hobbes/Locke è assunto come quadro di riferimento implicito. Dartnell si preoccupa del rischio di bande violente e di chi “prende il controllo delle risorse”, immaginando una ricostituzione di fatto dello Stato come necessità. Non c’è immaginazione di forme di organizzazione non-statali, non-gerarchiche, che siano anche tecnologicamente sufficienti.
Come potrebbe essere usato
Nonostante questi limiti, il libro è utilizzabile come repertorio tecnico, se estratto dal suo quadro narrativo e reinserito in un orizzonte teorico diverso. In particolare:
- Le sezioni su acqua, energia autonoma, agricoltura biologica e conservazione degli alimenti sono direttamente trasferibili a progetti di comunità intenzionali, orti collettivi, infrastrutture autonome.
- Il principio della “tecnologia intermedia appropriata” è perfettamente coerente con un approccio di sottrazione graduale: non si tratta di rinunciare alla tecnica, ma di scegliere tecniche che siano comprensibili, riparabili e controllabili localmente.
- La critica implicita alla dipendenza tecnica — nessuno sa come funziona quello che usa — è un ottimo punto di partenza per una riflessione politica sulla divisione del lavoro e la produzione di ignoranza come meccanismo di controllo.
La lacuna più seria, rispetto al tuo progetto, è l’assenza totale di una teoria della cooperazione non mercantile. Dartnell sa come fare le cose, ma non sa come organizzare persone che le facciano insieme senza denaro e senza autorità. Per questo serve altro: Bookchin per la teoria ecologica-politica, Kropotkin per il mutuo appoggio come principio pratico, Scott per la critica alla leggibilità statale, e forse Ostrom per la governance dei beni comuni a scala locale.
In sintesi: è un ottimo manuale tecnico di secondo livello — utile come repertorio, insufficiente come bussola.