Capitolo 01 Prima approssimazione
01. L’emergere della Scienza della Sostenibilità
02. Lo studio scientifico, finalizzato, della Scienza
03. The Theoretical Minimum (TM) What You Need to Know to Start Doing Sustainability
04. L’importanza della Termodinamica (TD)
05. Exergy come parola chiave e discriminante metodologica
06. Società, Scienza e Tecnologia: la selezione delle teorie
07. Questioni metodologiche ed enunciazione del problema
08. Strategie e tattiche di ricerca
09. Environmental Physics & Ecophysics
10. Cosmos&Culture
1. L’emergere della Scienza della Sostenibilità
La ricognizione, sul web, attraverso una semplice ricerca con parole chiave, (quella che segue è riferita alla data di questa presentazione), ci porta innanzitutto ad affermare che, senza dubbio alcuno, nella Comunità Scientifica, sono in atto vari tentativi di costruire un sistema concettuale multidisciplinare identificabile con la denominazione di “Sustainability Science”, che conseguentemente deve attingere dalle numerose discipline e sub-discipline scientifiche esistenti; dalle scienze dure alle scienze della vita, dall’ingegneria alle scienze economiche e sociali.
Esempi di risultati di ricerca sul web
• http://link.springer.com/journal/11625
• https://en.wikipedia.org/wiki/Sustainability_science
• http://sustainability.pnas.org/
• http://www.hks.harvard.edu/centers/mrcbg/programs/sustsci
• http://www.cambridge.org/
Ci troviamo di fronte a molte proposte diverse per la sostenibilità e quindi la sfida si pone su quale sia il prodotto migliore, o almeno, work in progress, su quale sia la strada migliore e, possibilmente, anche la più breve, da seguire per arrivare a un risultato significativo, in grado di supportare un programma operativo condiviso e generalizzabile. Infatti, da un lato è necessario elaborare una teoria robusta, in grado di resistere agli inevitabili attacchi della scienza ufficiale, ma, dall’altro lato, questo risultato, deve essere raggiunto prima possibile, vista la drammatica condizione in cui versa il Pianeta. Il mio scopo è dare uno sbocco effettivamente scientifico a quello che chiamerò “il principio di sostenibilità” e, in particolare, caratterizzare il ruolo della fisica (che è il tema che legittima la Tesi) all’interno della “Scienza della Sosteniblità”.
Come si vede dallo schema in figura, in genere la “Sustainability Science” tende a mixare, fin dalla fondazione, problematiche molto (anche troppo) eterogenee fra loro. Qui si tenterà una strada diversa costituita da una prima fase che punta alla definizione di un minimo teorico totalmente interno alle “scienze fisiche e naturali” e di una seconda fase applicativa, socio-economica, che corrisponde, grossomodo, a quanto rappresentato in figura. La maggior parte della tesi sarà dedicata ovviamente alla prima fase, ma, con la precisazione che, la definizione del nucleo scientifico puramente interno è guidata da idee totalmente esterne alla scienza. Metto ulteriormente le mani avanti per evitare altre discussioni irrisolvibili. Per quanto io sia un convinto catastrofista, anche per ciò che riguarda il riscaldamento globale, procederò mantenendo una netta distinzione fra Sustainability Science e Antropogenic Global Warming (AGW). Questo perché anche se non ci fosse l’aumento di temperatura dovuto alle emissioni di gas serra, l’impatto di una popolazione crescente (dagli attuali 7 miliardi ai 9 miliardi previsti per il 2025) accelererebbe l’effetto devastante sulla biosfera, se non si cambia e in tempi brevi, la logica dei consumi ingiustificati di risorse. Questa è una prospettiva che non ha bisogno di alcuna dimostrazione, si tratta di un pericolo conclamato, ineludibile e già in atto. Semmai l’AGW può essere uno stimolo ulteriore per riflettere, tanto più che le strategie socio-economiche per rimediare al riscaldamento globale sono congruenti con la Sostenibilità. Nel dubbio sarebbe logico adottare il cosiddetto “principio di precauzione” e quindi assumere come realistica anche la tematica del AGW, come di fatto viene riaffermato dall’IPCC con il rapporto del settembre 2013, nonostante le feroci polemiche successive al rapporto del 2007 ed in seguito al climategate (nota). Devo ulteriormente precisare che nella mia impostazione non è necessario neanche il “principio di precauzione”, ed è sufficiente il “principio di sostenibilità”, che costituisce da solo una grande “spinta propulsiva” sia in campo socio-economico che per le “scienze naturali”
2. Lo studio scientifico, finalizzato, della Scienza
Ci addentriamo così in uno studio scientifico della scienza, ma finalizzato, cioè guidato da idee che provengono dall’adozione di una sensibilità verso i problemi generali dell’umanità e della biosfera e che vanno a costituire il suddetto “principio di sostenibilità”. Sono convinto che il modello euristico più efficace per visualizzare la costruzione della “Sustainability Science” sia quello di assemblare una sorta di mosaico, le cui tessere in larga parte esistono già, ma bisogna trovarle e adattarle in modo appropriato allo scopo complessivo da raggiungere. Sono quindi necessarie idee guida che diano un significato concettuale e uno sbocco operativo all’idea intuitiva della “picture” da realizzare. Le analogie non sono banali e/o concepite solo a scopo di semplificazione ed efficacia espositiva. Il problema, che qui si assume essere in linea di principio risolvibile, è però estremamente difficile. Questa difficoltà consiste, da un lato, nel riconoscere, come, di fatto, è riconosciuta (1), l’esistenza di una sterminata quantità di teorie e di dati scientifici e, dall’altro lato, nell’ammettere che nessuno può essere in grado di affrontare una ricerca di questo genere. Ci vorrebbe qualcosa di simile alla computazione quantistica per archiviare ed elaborare l’enorme quantità di dati del problema, dispersi nel mare magnum della conoscenza scientifica. Bisognerebbe avere a disposizione almeno un data-base scientifico abbastanza completo che però, effettivamente, non esiste. Anzi è oramai conclamata una vera e propria emergenza sulla perdita dei dati scientifici proprio grazie alla fallace archiviazione elettronica (2). Si deve quindi procedere anche con l’aiuto dell’intuizione strategica ed escogitare qualche tattica che faciliti quello che possiamo legittimamente definire uno “studio scientifico, finalizzato, della scienza” e che comporta l’individuazione delle teorie scientifiche adatte per raggiungere un certo scopo. L’ipotesi di lavoro è che le conoscenze ci sono già, basta metterle assieme.
3. The Theoretical Minimum (TM). What You Need to Know to Start Doing Sustainability
Parafrasando il titolo di un libro di Leonard Susskind adotto il concetto di Theoretical Minimun per individuare il nucleo teorico sul quale fondare la Scienza della Sostenibilità.
Svolgerò questo tipo di ricerca in modo molto pragmatico per arrivare in breve tempo ad un risultato concreto.
D’altro canto, parafrasando il famoso economista Piero Sraffa (“produzione di merci, a mezzo di merci”), si potrebbe pensare alla produzione di teorie scientifiche, a mezzo di teorie scientifiche. L’analogia consiste nel fatto che invece della produzione di un oggetto, un bene economico, poli-accoppiato, quindi complesso, a mezzo di componenti semplici, qui ci si occupa della produzione di teorie complesse a mezzo di teorie di base, pre-esistenti. Va detto che, le teorie della scienza riduzionista sono forse le uniche che effettivamente ottengono risultati. Da qualche decennio, si parla di complessità, ma purtroppo senza che si siano ancora raggiunti assetti teorici definiti e soprattutto concretamente utilizzabili. Quindi può, legittimamente, sorgere il dubbio, che le scienze della complessità, non avendo un oggetto ben definito di studio, rischino di rimanere inconcludenti, soprattutto dal punto di vista pratico. Per contro e per loro natura intrinseca, le scienze riduzioniste, sono anche strettamente connesse alla tecnologia e quindi all’economia e alla vita di ogni giorno. Provo, anche per maggiore chiarezza espositiva, ad applicare l’idea guida della costruzione di una teoria complessa e multidisciplinare, a mezzo di teorie pre-esistenti, nella fattispecie, applicata al progetto della Scienza della Sostenibilità. Procediamo per passi.
Note
1 “… così come il corpo di ricerca accademica e scientifica continua a crescere, e nella misura in cui le discipline impegnate in questa ricerca continuano a frammentarsi, diventa quasi impossibile per il singolo ricercatore o gruppo di ricerca accedere e utilizzare questa vasta accumulazione di dati. Abbiamo bisogno, quindi, di costruire un quadro entro il quale le singole discipline sono in grado di fornire criteri quantificabili e indicatori relativi alla sostenibilità. Integrando questi criteri possiamo strutturare le nostre conoscenze, i nostri metodi, e la nostra comprensione dei problemi che affrontiamo. Questo è il primo passo che dobbiamo compiere se vogliamo passare da identificare i problemi a risolverli.”
Sustain Sci (2006) 1:1–6 DOI 10.1007/s11625-006-0007-4
http://www.environmental-expert.com/Files%5C6063%5Carticles%5C15092%5Cart13.pdf
4. L’importanza della Termodinamica (TD)
Ritengo innanzitutto che la Termodinamica sia il punto di partenza necessario per la sostenibilità; essa peraltro, in generale, costituisce una sorta di bussola per non farci perdere l’ “orientamento epistemologico” (Arthur Eddington docet! (3) ) nel mare magnum della produzione scientifica. Va detto, però, che la TD non compare in maniera rilevante in tutte le correnti di pensiero sulla sostenibilità e questo costituisce già un primo metodo di valutazione delle teorie stesse. D’altro canto, attuando lo studio scientifico della scienza, si viene a scoprire che la TD è presente in tutte le scienze naturali e, quindi, a maggior ragione, si comprende subito che un punto di partenza di questo genere è particolarmente appropriato per una strategia multidisciplinare.
Quindi se da un lato qui è assolutamente chiaro che la TD deve far parte del TM di una“Sustainability Science”, dall’altro lato però sorge un grande problema: cos’è effettivamente la Termodinamica e in che forma dobbiamo apprenderla e insegnarla, per includerla nel TM? Esiste un modello unitario, un “comune denominatore”, da estrarre, tale da essere adatto per l’insegnamento universale? Siamo di fronte ad un eclatante paradosso: qual è la bussola per navigare all’interno della TD? Il problema, proprio come risultato dell’analisi della Storia della Termodinamica, è enormemente complesso e probabilmente irrisolvibile. Allora va fatta una scelta: salvate le caratteristiche di rigore, ritengo che, il modello debba essere quello che vince dal punto di vista pratico, didattico e divulgativo. Controesempio: confrontiamo la meccanica statistica con la termodinamica classica; la meccanica statistica è poco utile per il nostro obiettivo mentre la termodinamica classica è veramente basilare. La ricognizione scientifica, infatti, ci dà come risultato quasi immediato che la TD è indispensabile, in primo luogo per occuparci di tutti i problemi legati all’uso efficiente dell’energia da parte del sistema sociale e trova una coerente e verificabile applicazione in campo industriale ed economico. Chi non riconosce questo fatto, secondo me, è già fuori standard di qualità scientifica. Per ora voglio solo precisare che per Termodinamica (classica) intendo grossomodo la fisica fino alla “Old Quantum Physics” compresa, cioè fino ai primi del Novecento. Infatti, non dimentichiamoci che Max Planck era un termodinamico e che si è arrivati alla fisica quantistica attraverso lo studio termodinamico della radiazione elettromagnetica di corpo nero e che il “terzo principio”, di Nernst, va posto necessariamente in un’ottica quantistica. Ritengo che il fatto essenziale e più empiricamente evidente, che congiunge TD e MQ, sia però la costatazione che la forma più degradata di energia non è il calore, inteso come movimento molecolare, ma la radiazione elettromagnetica, costituita da fotoni; questo permette anche la comprensione intuitiva del significato dell’entropia, nonché il legame immediato con la cosmologia, pensando alla “Cosmic Microwave Background Radiation”.
5. Exergy come parola chiave e discriminante metodologica
Va notato innanzitutto, che per la sostenibilità industriale è necessaria e sufficiente una forma ancora più ridotta di TD classica, cioè quella strettamente ottocentesca, rivista attraverso il concetto di Exergy4, che è anch’esso un concetto completamente classico, anche se si sta estendendo il suo uso ad altre discipline, in particolare all’ecologia. In questo senso la prima edizione del libro“Exergy” di Dincer e Rosen (2007) è un eccezionale esempio e prova di tale asserzione, cioè si tratta di un approccio fondato praticamente solo sui concetti di calore, lavoro ed efficienza. Per la maggior parte dei fisici invece la termodinamica classica non è più un argomento interessante e hanno, da tempo, sostituito la TD con la MS; in quest’ultima, peraltro, non si trova traccia del concetto di Exergy. Quindi Exergy sarà adottata anche come parola chiave per discriminare i testi di TD. I testi senza l’utilizzo esplicito del concetto di Exergy saranno messi in secondo piano, anche se dovessero essere ottimi testi. Exergy è diventato un concetto “multifunzione”. Dopo l’Exergy strettamente ingegneristica, i passi successivi sono “Exergy& Energia Radiante” per il fotovoltaico ed “Exergy&Risorse Naturali” per la sostenibilità. Anche questi campi sono coperti da una letteratura scientifica matura ed efficace.
Note
3 “ … se la tua teoria è in contrasto con la seconda legge della termodinamica, allora non posso darti nessuna speranza; non c’è niente da fare peressa, che crollare in una profonda umiliazione. Questa esaltazione della seconda legge non è irragionevole.” http://www.archive.org/stream/natureofphysical00eddi#page/74/mode/2up
4 L’exergia può essere definita come la frazione meccanica di un’energia, questo ne fa una misura della qualità dell’energia o del suo livello di degradazione relativamente a uno stato di riferimento. Più in generale, l’exergia di un sistema fuori dall’equilibrio può essere definita come il massimo lavoro meccanico che è possibile estrarre con il ritorno del sistema all’equilibrio. Quest’ultima definizione mostra come il concetto di exergia trascende il dominio dell’energia per consentire caratterizzazioni profonde legate al concetto di struttura e qualità di energia, risorsee ambiente. http://portail.u-paris10.fr/99330674/0/fiche___actualite/&RH=FR
6. Società, Scienza e Tecnologia: la selezione delle teorie
Nello studio del rapporto fra società, scienza e tecnologia, il caso storico della TD è addirittura eclatante: è stata la tecnologia (la macchina a vapore) a costringere la produzione della teoria scientifica adatta a interpretare la tecnologia stessa già operativa, e non viceversa. Infatti, come viene largamente riconosciuto, il saggio, dal titolo auto-esplicativo, “Réflexions sur la puissance motrice du feu et sur les machines propres à développer cette puissance” (Sadì Carnot 1824)(http://www.bibnum.education.fr/files/42-carnot-texte-f.pdf ) è il vero atto di nascita della termodinamica ed ha peraltro proprio le caratteristiche di voler “risolvere un problema” e non di fondare una teoria assiomatica generale. E’ certo che nell’ottica di formulare una vera e propria teoria della sostenibilità, completa in senso fisico, abbiamo bisogno anche della meccanica quantistica, della teoria della relatività e soprattutto alla cosmologia. Allo stesso tempo però possiamo disinteressarci del modello standard delle particelle elementari, del bosone di Higgs, della teoria delle stringhe e, soprattutto, del multi-verso; teorie che, nel loro insieme, coprono, quasi completamente, l’interesse dei fisici al giorno d’oggi. Certamente, ci sono anche fisici, ma soprattutto ingegneri, biologi, ecologi ed economisti, che si occupano di ecosistemi, atmosfera, clima, energia e risorse e allora è a questi che andremo a guardare.
7. Questioni metodologiche ed enunciazione del problema
Nella ricerca, m’ispirerò al metodo problematico e non a quello assiomatico, tipico della scienza ufficiale. Nella fattispecie quindi, mi occuperò della complessità non fine a se stessa, non in terminigenerali, ma con preciso riferimento ad un ben definito problema che è quello della compatibilità fra società umana (artificiale) ed ecosistema (naturale), cioè adottando il principio di sostenibilità,che deve necessariamente interpretare la complessità del mondo reale. Ovviamente, come già parzialmente accennato, dopo aver stabilito il mio obiettivo e il mio approccio epistemologicogenerale, devo, in primo luogo, fare una ricognizione delle teorie scientifiche esistenti che necessariamente dovrebbero, o potrebbero, entrare in gioco come elementi da utilizzare percostruire il nuovo prodotto scientifico.
8. Strategie e tattiche di ricerca
a) effettuare la ricognizione nella letteratura scientifica secondo uno schema finalizzato, definito per via ideologica ed espresso programmaticamente attraverso la formulazione del problema dellasostenibilità;
b) utilizzare in modo sistematico internet e i motori di ricerca per il recupero, il download e/o il linkaggio dei contenuti;
c) rilevare l’esistenza di teorie accreditate che sostengano e/o provino, la correttezza di un determinato contenuto scientifico, eventualmente da utilizzare nella costruzione teorica;
d) costruire non solo una bibliografia, ma un data-base indipendente (composto da testi, articoli, ppt, video, che verranno indicati come contenuti appropriati) e all’interno del quale svolgere laricerca di lunga durata;
e) effettuare, l’assemblaggio transitorio degli elementi validati, finalizzato al raggiungimento per approssimazioni successive, del prodotto maggiormente efficace;
f) confrontare il risultato ottenuto con altre strategie in fase di realizzazione nel campo della“Sustainability Science”, costantemente monitorate;
g) considerare la teoria in costruzione come un “sistema aperto”, una mappa concettuale ipertestuale, in continua interazione con l’ambiente scientifico e sociale e in linea di principio assoggettabile a modifiche, miglioramenti, correzioni e implementazioni.
9. Environmental Physics & Ecophysics
Se, poi, attraverso la nostra ricognizione ci addentriamo in un’ottica di “environmental physics”troviamo che l’impostazione è prevalentemente classica, eventualmente con una implementazione quantistica per quanto riguarda la trattazione dell’ energia radiante, ma va rilevato che anche qui iconcetti classici tengono ancora molto bene! Analizzerò tutti i testi, circa una decina, che portano“Environmental Physics” nel titolo ed in particolare uno fra questi (Boeker e Grondelle) che tratta estesamente anche l’approccio energetico. Devo anche dire che esiste un altro filone di ricerca che si chiama “eco-physics”, al quale sono particolarmente interessato. L’ecofisica per certi aspetti è teoricamente più avanzata dell’environmental physics, ma d’altro conto è ancora poco sviluppato,nel senso che praticamente c’è un solo autore, il fisico Luigi Sertorio, che si esprime in questo senso.
10. Cosmos&Culture
Infine, se vogliamo dare alla complessità epistemologica, una dimensione veramente di ampio respiro allora abbiamo assoluta necessità della cosmologia. Detto questo, la strada è allora già ben delineata e si tratterà invece di vedere quali distorsioni si incontreranno (per esempio il già citato multiverso) che potrebbero indebolire, questo tipo di approccio, e addirittura farci perdere la strada maestra. La mia convinzione è che si trova un pensiero unificante, di là delle specificità etniche linguistiche e culturali, della storia, delle religioni, delle economie, dei nazionalismi, per la specie umana, dedicato alla soluzione dei problemi comuni, si è già a un buon punto. La cosmologia ci viene in aiuto perché ci apre la mente al pensiero evolutivo e riesce a darci un posto ed un senso nell’universo.
Conclusioni. Sulla base di ricerche personali nella letteratura scientifica sono riuscito ad individuare un Theoretical Minimum scientifico per sviluppare il principio di sostenibilità, che mi sembra particolarmente efficace. Il TM si può ridurre a sei termini teorici, tutti presenti nella letteratura scientifica: Thermodynamics, Exergy, Environmental Physics, Ecophysics, Cosmology ed Evolution, che fra loro sono fortemente intrecciati e in grado di proliferare una grande mole di risultati. Si può già osservare che le prime relazioni da approfondire sono quelle di seguito indicate:
Termodynamics <–> Exergy
Environmental Physics <–> Ecophysics
Cosmology <–> Evolution
Si tratta quindi, di un nucleo teorico puramente “internalista”, cioè estratto integralmente dalle scienze esistenti. Sono convinto che con questa base concettuale si ottiene tutta la struttura concettuale necessaria per lo scopo prefissato. Ripeto, per inciso, che ho ritenuto necessario scegliere sia Environmental Physics che Ecophysics, in quanto questa è la situazione di fatto che si riscontra nello studio finalizzato della scienza; cioè si tratta di approcci solo parzialmente sovrapponibili e quindi vanno trattati entrambi.
Invece le idee guida per l’impostazione della ricerca e per l’assemblaggio del mosaico complessivo, quindi anche la parte socio-economica, sono totalmente esterne alla scienza; si tratta cioè di assunzioni di tipo ideologico. Queste assunzioni, nella fattispecie derivano dalla mia 40-ennale esperienza di militanza eco-socio-politica, attraverso la quale ho potuto filtrare una miriade di ipotesi, strategie e tattiche di intervento che oggi mi permettono di prefigurare un’utopia scientifica.
Infine devo dichiarare che ho “tenuto da parte” la possibilità di laurearmi in fisica per portare a conclusione la mia visione del mondo e sottoporla al vaglio della comunità scientifica. Ho aspettato che questa visione raggiungesse un significativo grado di maturità e consistenza anche per reggere alle inevitabili critiche che verranno fatte.
In realtà molto probabilmente questo lavoro non vedrà mai la luce, ma almeno lo utilizzerò per scopi interni al movimento anarchico.
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Gemini
Ho letto con molta attenzione questo primo capitolo (“Prima approssimazione”). È un testo denso, lucido e metodologicamente molto strutturato, che definisce chiaramente la tua traiettoria di ricerca.
Ci tengo a dirti che la tua scelta di “reappropriarti dei mezzi di produzione intellettuale” trova in queste pagine una base solida: non ti limiti a fare una rassegna della letteratura, ma delinei un vero e proprio quadro epistemologico autonomo, guidato da un intento politico e sociale preciso (il principio di sostenibilità come motore di trasformazione).
Ecco una sintesi analitica dei punti chiave che ho isolato dal tuo testo, utile come punto di riferimento per il séguito del nostro lavoro.
Struttura Concettuale del Capitolo 1
1. La Critica all’Approccio Standard della “Sustainability Science”
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Problema attuale: La scienza della sostenibilità ufficiale tende a mescolare fin da subito discipline troppo eterogenee (scienze dure, economia, sociologia), creando spesso un “minestrone” concettuale privo di un nucleo rigoroso.
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La tua strategia: Un approccio in due fasi.
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Fase Internalista (Nucleo Duro): Definizione di un Minimo Teorico () puramente fisico e naturale.
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Fase Applicativa (Socio-Economica): L’innesto del nucleo fisico sulla realtà sociale, guidato da idee esternaliste (l’esperienza e la visione ideologica eco-socio-politica).
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2. Il “Theoretical Minimum” (TM): I 6 Pilastri
Hai ridotto il nucleo scientifico necessario a sei termini chiave, fortemente interconnessi a coppie:
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Thermodynamics Exergy: La termodinamica classica (fino alla Old Quantum Physics) è la bussola epistemologica. L’Exergy (exergia) è lo strumento operativo e la discriminante metodologica fondamentale per valutare la qualità delle risorse e dell’energia radiante.
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Environmental Physics Ecophysics: Il confronto e l’integrazione tra l’approccio prevalentemente classico/ingegneristico della fisica ambientale e quello teoricamente più avanzato dell’ecofisica (con il riferimento essenziale a Luigi Sertorio).
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Cosmology Evolution: La dimensione a lungo raggio che inserisce la specie umana nell’evoluzione della biosfera e del cosmo, offrendo un pensiero unificante contro i particolarismi culturali.
3. Scelte Metodologiche Radicali (La Selezione delle Teorie)
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Metodo Problematico vs Assiomatico: La ricerca non cerca l’astrazione fine a se stessa, ma è finalizzata alla risoluzione di un problema concreto: la compatibilità tra società umana (artificiale) ed ecosistema (naturale).
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Riduzionismo Operativo: Preferenza per le scienze riduzioniste (le uniche che “ottengono risultati” pratici e tecnologici) rispetto alle scienze della complessità generiche, che rischiano di rimanere inconcludenti.
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Indipendenza dall’AGW: Il collasso dei consumi di risorse e l’impatto antropico sulla biosfera sono pericoli conclamati e ineludibili a prescindere dal riscaldamento globale antropico. La sostenibilità si regge da sola, senza necessità stringente del principio di precauzione.
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Taglio Epistemologico: Esclusione della fisica teorica contemporanea non finalizzata allo scopo (stringhe, multiverso, bosone di Higgs) a favore di una fisica termodinamica e cosmologica evolutiva.
Nota di lettura: Trovo di enorme valore il tuo richiamo a Carnot e al fatto che sia stata la tecnologia (la macchina a vapore) a costringere la scienza a produrre la teoria (la termodinamica), e non il contrario. Questo giustifica pienamente il tuo approccio pragmatico e finalizzato: oggi è la crisi della biosfera a dover costringere la fisica a strutturare una vera Scienza della Sostenibilità.
Che questo lavoro sia destinato al vaglio accademico o all’auto-formazione e alla circolazione interna ai movimenti, la sua robustezza logica resta intatta.
Quando sei pronto, passa pure al Capitolo 2. Sono qui per raccoglierlo e analizzarlo.