E’ possibile un’AI ecologica e libertaria?

Ci siamo affidati alla AI cinese QWen (a partire dal testo introduttivo su 2001: Odissea nello Spazio) che sembra la più vicina e disponibile a discutere questo progetto.

https://chat.qwen.ai/s/b6f7e6a5-8c56-44dd-bfaf-dce522fa8981?fev=0.2.67

AI e Odissea Libertaria

CESPUGLIO: Intelligenza Artificiale FILM. Stanley Kubrick. 2001: Odissea nello Spazio Giugno 27, 2026 cespuglio
E’ dal 1968 che avremmo dovuto pensarci, all’intelligenza artificiale, ma si stanno facendo proprio gli errori (in realtà indotti con scopi ben determinati e voluti dai Padroni dell’AI) previsti da Stanley Kubrick. Non sarà un MONOLITE, sarà pur anche una PLURI-LITE, tra le varie AI, in guerra fra loro, però il risultato non cambia di molto. Vediamo quale è il ruolo dell’AI oggi: utilizzo per la guerra (Palantir); massimizzazione del profitto capitalistico (gli Agents); consumi energetici e contributo al collasso climatico (i Data Center).
L’introduzione degli LLM (Large Language Models) è stata effettivamente una bella scoperta scientifica, che i Padroni dell’AI stanno biecamente sfruttando per i loro profitti. Da un lato c’è chi si fa accecare dalla bellezza dell’invenzione (vedi il fisico goriziano Nello Cristianini) e, dall’altro, chi butta via il bambino con l’acqua sporca (vedi la maggior parte dei movimenti antagonisti).
Noi dobbiamo cercare, in mezzo a questo caos (questo sì è una vera e propria Odissea in Terra), una soluzione libertaria che, paradossalmente, PER ORA, è anche in parte praticabile!
QWen: Il pensiero è completo
Hai condiviso un testo molto stimolante che propone una critica radicale e politica all’attuale sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, utilizzando come metafora il celebre film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio.

I punti chiave che emergono dal brano sono:
  1. La metafora della “Pluri-lite”: A differenza del singolo Monolite di Kubrick che guidava l’evoluzione, oggi ci troviamo di fronte a una miriade di Intelligenze Artificiali in competizione tra loro.
  2. Critica all’uso egemone dell’AI: L’IA viene descritta come uno strumento nelle mani dei “Padroni dell’AI”, sfruttato per scopi militari (es. Palantir), per la massimizzazione del profitto (agenti automatizzati) e con un pesante impatto ambientale a causa del consumo energetico dei data center.
  3. Il dualismo degli LLM: I modelli linguistici di grandi dimensioni sono riconosciuti come una grande scoperta scientifica, ma il loro potenziale viene “biecamente” incanalato verso logiche di profitto.
  4. La necessità di una “terza via”: Il testo rifiuta sia il tecno-ottimismo acritico (citando il ricercatore Nello Cristianini) sia il rifiuto totale e luddista della tecnologia da parte di alcuni movimenti antagonisti, invocando invece una “soluzione libertaria”.
Come posso esserti utile con questo testo?
  • Vuoi che ne discuta i temi (ad esempio l’impatto ambientale dei data center, il ruolo di Palantir o il concetto di “IA libertaria”)?
  • Ti serve un riassunto, una traduzione o una rielaborazione per pubblicarlo o condividerlo?
  • Vuoi che ti aiuti a sviluppare il concetto di “soluzione libertaria” per scrivere un eventuale seguito dell’articolo?
Fammi sapere come preferisci procedere!

1. Dal Monolite alla “Pluri-lite”: la frammentazione del controllo

Nel film di Kubrick, il Monolite è un’entità singolare, misteriosa, che impone un salto evolutivo (o, nel caso di HAL 9000, un controllo totalitario e freddo basato su direttive contraddittorie). Il testo introduce un concetto brillante: la “Pluri-lite”. Oggi non c’è una singola super-intelligenza che ci guida, ma un ecosistema frammentato di algoritmi proprietari, modelli in competizione e piattaforme che “litigano” tra loro per l’egemonia.
  • Il risultato: Questa guerra tra AI non porta a un’evoluzione superiore, ma a un degrado dell’ecosistema informativo e sociale. Le AI generano spam, deepfake, polarizzazione e bolle speculative. È un controllo decentralizzato ma pervasivo, dove l’utente è simultaneamente il campo di battaglia e il prodotto.

2. I tre pilastri dello sfruttamento: Guerra, Profitto, Clima

Il testo identifica tre aree in cui l’AI sta venendo applicata dai “Padroni dell’AI”, evidenziando la materialità di una tecnologia che spesso ci viene venduta come eterea (“il cloud”):
  • Guerra (Il caso Palantir): L’AI è il nuovo cuore del complesso militar-industriale. Piattaforme come Palantir non si limitano a raccogliere dati; le usano per la “targetizzazione” (identificazione dei bersagli), la logistica dei droni e il controllo predittivo delle popolazioni. L’AI toglie l’attrito morale dalla guerra, trasformando l’uccisione o la sorveglianza di massa in un problema di ottimizzazione algoritmica.
  • Massimizzazione del profitto (Gli Agents): Si sta passando dalle AI che “chattano” (chatbot) alle AI che “agiscono” (Agents). Questi agenti possono automatizzare interi flussi di lavoro cognitivi e decisionali. Il rischio, in un sistema capitalistico, non è che ci sostituiranno liberandoci dal lavoro, ma che concentreranno la ricchezza in chi possiede gli agenti, precarizzando ulteriormente il lavoro umano e finanziarizzando l’economia a velocità impossibili per la mente umana.
  • Collasso climatico (I Data Center): L’AI ha un corpo fisico pesante. Addestrare un LLM e farlo funzionare richiede quantità mostruose di elettricità e acqua (per il raffreddamento dei server). In un’epoca di crisi climatica, bruciare risorse fossili per generare immagini sintetiche o automatizzare il marketing è un paradosso ecologico devastante.

3. La cecità del “Tecno-ottimismo” (Il caso Cristianini)

Il testo cita Nello Cristianini, un noto ricercatore italiano di machine learning, come esempio di chi rimane abbagliato dalla “bellezza dell’invenzione”. Questa è una critica classica e potente: l’errore di separare il software dalle condizioni materiali che lo producono. Ammirare l’eleganza matematica di un LLM senza chiedersi chi ha estratto i dati per addestrarlo, quanta energia ha consumato, e chi ci sta guadagnando, è un atto di ingegneria acritica. La tecnologia non è neutrale: porta impresso il DNA del sistema economico che l’ha finanziata e sviluppata.

4. La “Soluzione Libertaria”: la terza via

Il punto più affascinante e difficile è la conclusione: rifiutare sia l’accelerazionismo (l’AI ci salverà) sia il neoluddismo (spaccare i server). Ma cos’è questa “soluzione libertaria”? Immagino che il testo alluda a un approccio basato su:
  • Decentralizzazione e Open Source: Spostare l’AI dai giganteschi data center centralizzati a modelli più piccoli (SLM – Small Language Models) che possono girare su hardware locale (i nostri computer, i nostri server di comunità), riducendo il consumo energetico e sottraendo i dati al controllo delle Big Tech.
  • Sovranità dei dati e Beni Comuni: Considerare il linguaggio umano e la conoscenza non come una miniera da saccheggiare (scraping) per fare profitto, ma come un bene comune.
  • AI al servizio dell’ecosistema e del sociale: Invece di usare l’AI per generare pubblicità personalizzate o ottimizzare i profitti, indirizzarla verso la riduzione dell’orario di lavoro, la gestione democratica delle risorse, la ricerca medica aperta e la transizione ecologica.

QWen: Quale di questi aspetti ti colpisce di più o ti interessa approfondire? Possiamo focalizzarci sull’impatto ecologico (il vero costo fisico dell’AI), sul ruolo militare/sorveglianza (l’AI come arma), oppure provare a definire concretamente come potrebbe funzionare questa “AI libertaria” o decentralizzata di cui parla il testo.
CESPUGLIO: Proviamo a sviluppare ancora sull’AI Libertaria.
QWen: Il pensiero è completo
Sviluppare il concetto di “AI Libertaria” è la sfida più interessante, perché è proprio qui che il testo originale promette qualcosa di concreto: una via d’uscita che non sia né resa al capitale né fuga dalla tecnologia. Il fatto che l’autore scriva “per ora, è anche in parte praticabile” è cruciale: significa che non stiamo parlando di utopia, ma di pratiche che esistono già, seppur minoritarie.

Proviamo a costruire questa “AI Libertaria” come rovesciamento sistematico dei tre pilastri criticati (guerra, profitto, clima), aggiungendo una dimensione politica e di proprietà.

1. I quattro pilastri dell’AI Libertaria

A. Decentralizzazione contro la “Pluri-lite” Se il problema è la frammentazione capitalistica delle AI in guerra tra loro, la risposta non è un nuovo Monolite (sarebbe totalitarismo), ma una rete di intelligenze federate. Modelli piccoli e medi (SLM – Small Language Models) che girano su hardware locale: computer personali, server di comunità, cooperative, municipalità. L’AI smette di essere un servizio a cui ci si abbona e diventa uno strumento che si possiede, come una bicicletta o una stampante.
B. Beni Comuni cognitivi contro la massimizzazione del profitto Il linguaggio umano, la conoscenza scientifica, l’arte prodotta nei secoli: sono il substrato su cui si addestrano gli LLM. L’AI libertaria tratta questo substrato come un commons, non come una miniera. Significa:
  • Licenze copyleft forti (come la GPL) per i modelli, che impediscano alle Big Tech di prendere un modello aperto, migliorarlo e richiuderlo.
  • Dataset costruiti collettivamente, con consenso esplicito e remunerazione per chi contribuisce (scrittori, artisti, traduttori).
  • Modelli addestrati su dati pubblici e scientifici, non sul lavoro gratuito degli utenti.
C. Sobrietà ecologica contro il collasso climatico L’AI libertaria accetta un principio di decrescita computazionale: non tutto deve essere risolto con un LLM da trilioni di parametri. Si privilegiano:
  • Modelli piccoli, specializzati, efficienti.
  • Inferenza locale (senza chiamate continue a server remoti).
  • Riutilizzo di hardware esistente invece della corsa agli ultimi chip NVIDIA.
  • Trasparenza totale sul consumo energetico e idrico di ogni modello.
D. AI al servizio della liberazione del tempo Invece di usare l’AI per sostituire i lavoratori e aumentare i profitti, l’AI libertaria viene usata per ridurre l’orario di lavoro e liberare tempo per la politica, la cura, la creazione. Esempi concreti: automazione della burocrazia negli enti pubblici, traduzione cooperativa di testi scientifici, assistenza sanitaria di base decentralizzata, ottimizzazione dei consumi energetici di quartiere.

2. Cosa esiste già (la parte “praticabile per ora”)

Il testo ha ragione: non partiamo da zero. Esistono già embrioni di questa AI:
  • Ollama, LM Studio, llama.cpp: permettono di far girare LLM potenti (Llama, Mistral, Qwen) sul proprio laptop, completamente offline.
  • Hugging Face e la galassia open-source: migliaia di ricercatori e sviluppatori costruiscono modelli aperti, anche se spesso vengono poi “catturati” dal capitale.
  • Cooperative di dati: esperimenti come Driverless.ai o Data Union provano a creare mercati equi dei dati.
  • Modelli “small but mighty”: la ricerca sta dimostrando che modelli da 7-13 miliardi di parametri, ben addestrati, possono fare il 90% del lavoro di modelli enormi, con una frazione dell’energia.
  • Esperienze di municipalismo tecnologico: città come Barcellona (con il progetto Decidim) mostrano come si possano costruire infrastrutture digitali pubbliche e partecipate.

3. Le contraddizioni da affrontare onestamente

Un’AI veramente libertaria non può nascondere le sue zone d’ombra. Bisogna avere il coraggio di dirlo:
  • L’hardware non è libertario: anche il server più piccolo contiene chip prodotti con terre rare estratte in condizioni di sfruttamento, spesso in zone di guerra (Congo). Non esiste un “cloud etico”. L’AI libertaria deve fare i conti con l’ecologia politica dell’hardware, spingendo per riparabilità, longevità, riciclo.
  • Il paradosso dell’open source: rendere un modello completamente aperto significa anche renderlo disponibile a chi vuole usarlo per scopi oppressivi (sorveglianza, deepfake, armi autonome). Non c’è una soluzione facile: serve un dibattito etico continuo, non una licenza magica.
  • La questione del potere: chi manuterrà i modelli? chi deciderà quali dati includere? Il rischio è che si ricrei, in piccolo, una nuova élite tecnica. Servono forme di governance partecipata delle infrastrutture digitali comuni.

4. Un orizzonte politico: dai “Padroni dell’AI” ai “Comuni dell’AI”

La vera posta in gioco non è tecnica, ma politica. Si tratta di costruire contro-poteri capaci di contendere ai “Padroni dell’AI” il controllo sull’infrastruttura cognitiva della società. Questo richiede:
  • Sindacati dei dati e dei lavoratori della conoscenza.
  • Infrastrutture pubbliche di calcolo (data center municipali o regionali, come esistono le biblioteche pubbliche).
  • Educazione critica all’AI nelle scuole, non solo tecnica ma politica: capire chi possiede l’algoritmo, chi ci guadagna, chi perde.
  • Alleanze internazionali tra movimenti per la sovranità digitale del Sud e del Nord del mondo.

Su quale di questi aspetti ti sembra più utile continuare a scavare?
  • Le tecnologie concrete che possiamo usare oggi per iniziare a praticare un’AI libertaria (strumenti, modelli, configurazioni)?
  • La governance dei commons digitali: come si decide democraticamente cosa fa un’AI condivisa?
  • Il conflitto con il capitale: come si difendono questi spazi dall’appropriazione delle Big Tech?
  • Oppure vuoi che proviamo a riscrivere insieme un paragrafo del testo originale sviluppando proprio questa parte della “soluzione libertaria”?


    E adesso andiamo su CLAUDE e gli diamo la risposta di QWen

    https://claude.ai/share/8452b75e-e160-4109-b4b3-cf4d0dbd5922

    CESPUGLIO: E’ possibile un AI ecologica e libertaria?
    CLAUDE: La domanda è cruciale e il dialogo con Qwen che hai condiviso offre già una mappa abbastanza articolata. Permettimi di entrare nel merito criticamente, non solo di rispecchiare il framework. Cosa funziona nell’analisi di Qwen

    Il rovesciamento dei tre pilastri (guerra/profitto/clima) è un buon punto di partenza analitico. E la sezione su “cosa esiste già” è onesta: Ollama, llama.cpp, modelli locali — non è fantascienza, è praticabile oggi, come tu stesso hai già esplorato nell’ipotesi di deployment solare su mesh network.

    Dove l’analisi rimane insufficiente

    Qwen produce una risposta ordinata e simmetrica, ma evita la contraddizione più profonda: un’AI “libertaria” può esistere come pratica, ma non come sistema. Il motivo è strutturale, non tecnico.

    I modelli open-source (Llama, Mistral, Qwen stesso) esistono perché Meta, Mistral e Alibaba hanno investito miliardi nell’addestramento. L’open-source è downstream del capitale, non alternativo ad esso. Ogni volta che fai girare Llama in locale, stai usando valore estratto da lavoro non pagato (scrittori, traduttori, programmatori il cui output è stato scraped) e da investimenti capitalisti che hanno reso possibile quell’addestramento. La bicicletta è tua, ma la fabbrica che l’ha costruita no.

    La questione epistemologica — che tu conosci bene

    C’è un livello ulteriore che né Qwen né i movimenti antagonisti tematizzano abbastanza: il problema non è solo chi possiede l’AI, ma quale conoscenza l’AI riproduce e stabilizza. Un LLM addestrato su internet è addestrato sulla produzione culturale dominante — con tutte le sue gerarchie linguistiche, epistemologiche, coloniali. Un’AI che gira in locale ma riproduce il senso comune borghese non è libertaria, è solo decentrata.

    Questo si connette direttamente al tuo progetto post-Bookchin: la frammentazione culturale-linguistica come condizione strutturale di dominio. Un LLM è, tra le altre cose, un dispositivo di convergenza epistemologica forzata — ma verso quale polo? Verso il mainstream anglofono, tecno-scientifico, liberale. La matematica come unico linguaggio transculturale genuino è una tua intuizione che nessun LLM generalista può incarnare: essi sono massimamente linguistici e quindi massimamente esposti alle asimmetrie di potere del linguaggio.

    Cosa renderebbe un’AI concretamente libertaria

    Non tanto la proprietà del modello, quanto:

    1. La scelta del corpus di addestramento — che determina quale “mondo” il modello conosce. Un modello addestrato su letteratura anarchica, ecologia politica, antropologie delle società senza stato sarebbe qualitativamente diverso.
    2. Il controllo degli obiettivi di allineamento — chi decide cosa il modello deve “volere”? Oggi lo decidono team aziendali con valori specifici (incluso il mio caso: Anthropic).
    3. L’uso come strumento e non come oracolo — la tua metodologia comparativa multi-modello è già una pratica libertaria: non deleghi il giudizio, usi l’AI come interlocutore da sottoporre a critica.

    Una risposta provvisoria alla domanda

    Un’AI ecologica e libertaria è praticabile come tattica di appropriazione degli strumenti, non come alternativa sistemica. Esattamente come hai scritto: “per ora, è anche in parte praticabile.” Il punto è sapere cosa si sta appropriando e cosa rimane irriducibilmente nelle mani dei padroni — per non illudersi di avere la libertà quando si ha solo la licenza d’uso.

    Su cosa vuoi approfondire — la questione del corpus/allineamento, o l’aspetto della governance dei commons digitali?

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