MEMORIA STORICA. 2 giugno 2026: ventanni fa l’occupazione di Via Scalo Nuovo a Udine

20 anni fa, esattamente il 2 giugno 2006, veniva occupato uno stabile delle FFSS, in via Scalo Nuovo a Udine, come nuova sede del Centro Sociale Autogestito, che dal 1987 al 2006 teneva occupate le palazzine di  Via Volturno per le sue attività. L’area dell’ex mercato ortofrutticolo sarebbe diventa la sede della Regione e le palazzine destinate ad asilo nido per le dipendenti. Però, ancora per un mese, dopo l’occupazione di via Scalo Nuovo, il CSA manteneva l’occupazione in entrambe le sedi, in attesa degli eventi.


https://web.archive.org/web/20080514071353/http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1085759_comment.php#1086149

 

Messaggero Veneto DOMENICA, 04 GIUGNO 2006

Pagina 3 – Udine

Bufera politica sull’occupazione abusiva

L’opposizione critica sindaco e Regione per i mancati interventi dopo l’iniziativa del Centro sociale

IL BLITZ DEL CSA

Non ci sono segnali di uno sgombero con la forza dall’edificio delle Ferrovie in via Scalo nuovo

Forza Italia e An gridano allo scandalo e chiedono il rispetto della legge Volpe Pasini, insultato dagli occupanti: «Dove sono non daranno fastidio»

L’occupazione abusiva dello stabile di via Scalo nuovo 13 prosegue senza che all’orizzonte si profilino incidenti e neppure sgomberi forzati, ma dal punto di vista politico è già polemica.
Almeno per il momento non si hanno avvisaglie di una denuncia da parte di Rete ferroviaria italiana (Rfi), società controllata da Fs spa e proprietaria al pari di Ferrovie real estate dell’edificio occupato giovedì notte dagli anarchici del Centro sociale autogestito di via Volturno. E dunque Questura e Prefettura restano alla finestra, limitandosi a sorvegliare la zona, senza intervenire. In attesa del vertice delle ferrovie in programma la prossima settimana, la necessità di uno sgombero con la forza sembra quindi essere sospesa o quanto meno rimandata. Anche se l’impressione è che non ci sia un interesse particolare da parte di nessuno a liberare in fretta l’edificio dismesso da alcuni anni che in passato le Ferrovie dello stato usavano per far alloggiare i dipendenti.
L’occupazione ha però scatenato un caso politico. Bersaglio principale delle critiche che arrivano dalla Cdl sono il Comune, con al centro il sindaco Sergio Cecotti, e la Regione. Forza Italia e An gridano allo scandalo e chiedono il rispetto della legge. Secondo il capogruppo di An in consiglio comunale, Daniele Franz, «si è arrivati al paradosso secondo il quale gli occupanti si lamentano con le istituzioni per non aver voluto rendere lecita l’illegalità: una situazione inquietante che ci fa capire come la legge, in alcuni casi, non sia uguale per tutti».
Dello stesso avviso il vicecapogruppo di Fi, Loris Michelini, che si chiede come sia possibile da parte del Comune e della Regione accettare un «atto palese di illegalità» senza intervenire. La pensa diversamente Diego Volpe Pasini di Sos Italia, che ieri ha fatto visita allo stabile di via Scalo Nuovo ricevendo in cambio degli insulti da alcuni degli occupanti. «Fino a che non arriva una denuncia per violazione della proprietà privata – sostiene – non è nemmeno corretto parlare di atto illegale e, a mio avviso, questa denuncia non arriverà. L’impressione è che in realtà ci sia stato un tacito accordo che abbia portato a questa soluzione. Il fatto che nessun vigile urbano, da quanto ne so, sia intervenuto, mi incuriosisce e per questo chiederò chiarimenti. In ogni caso però gli anarchici hanno scelto un luogo isolato e difficilmente creeranno disturbo ai cittadini per cui a mio parere non c’è alcun motivo per intervenire».
Fausto Deganutti, del gruppo misto, critica invece la «totale assenza del sindaco sulla questione» che considera un «segnale sintomatico di come la giunta sia allo sbando, in attesa delle decisioni di Cecotti il quale evidentemente è troppo impegnato a inseguire la bandiera dell’autonomismo per pensare al bene della città». Dal canto suo il vicesindaco Vincenzo Martines chiarisce che «l’occupazione è stata una scelta autonoma di cui l’amministrazione ha preso atto mantenendo sempre la porta aperta al dialogo per la ricerca di una soluzione condivisa attraverso l’individuazione di un immobile e la stipula di una regolare convenzione». Difficilmente però, a meno che le ferrovie non sporgano denuncia, il Centro sociale cambierà nuovamente casa prima che il Comune rilevi l’ex caserma Piave di via Lumignacco.
Cristian Rigo

DOMENICA, 04 GIUGNO 2006 Messaggero Veneto

Pagina 3 – Udine

«Non ci muoveremo per un mese»

Gli anarchici: resteremo in via Scalo nuovo e anche in via Volturno Dalla palazzina occupata portati via già sei camion di rifiuti
La prima notte passata abusivamente all’interno della nuova sede temporanea del Centro sociale auto-gestito (Csa) è trascorsa senza problemi di sorta, ma prima di rendere definitivo il trasferimento dalle palazzine di via Volturno occupate il 30 maggio del lontano 1987, gli anarchici udinesi intendono aspettare almeno un mese per evitare il rischio di ritrovarsi senza la disponibilità di uno stabile. «Per il momento è tutto tranquillo – spiega Paolo De Toni, uno dei primi occupanti del Csa di via Volturno incaricato di svolgere le funzioni di portavoce -, ma è ancora presto per capire cosa possa succedere. Fino a che non avremo modo di intuire quali saranno le reazioni a questo nostro gesto, non abbandoneremo la sede storica di via Volturno. Penso che almeno per un mese utilizzeremo entrambi gli stabili. Prima di trasferire tutto il materiale vogliamo avere un minimo di certezze».
Nel frattempo, dal primo mattino di ieri sono ricominciate le operazioni di pulizia e messa in sicurezza dell’edificio di via Scalo nuovo 13. Poco prima delle 18, il numero complessivo di camion riempiti di rifiuti «e scaricati regolarmente nelle eco-piazzole» («e ve lo dice uno che di eco-piazzole se ne intende visto che se ne occupa per lavoro», ci ha confidato ancora De Toni) era salito a 6. Scomparsi i rovi, le immondizie e le erbacce, il giardino ha assunto tutto un altro aspetto. «Peccato solo – commenta un giovane studente evidentemente appassionato di botanica – che qualcuno avesse reciso le viti, altrimenti il pergolato sarebbe magnifico». In evidenza tra le due cisterne che presumibilmente – ci suggerisce un ingegnere – una volta servivano a raccogliere l’acqua necessaria ad alimentare le locomotive a vapore, svetta una palma addobbata dagli striscioni di rivendicazione degli anarchici. Tra i più evidenti: “Centro sociale auto-gestito occupato” e “occupare è giusto: vogliamo i nostri spazi”. In molti però continuano a ricordare le avventure vissute nelle palazzine liberty di via Volturno che – ci assicura uno dei primi attivisti: «sono state salvate proprio da noi quando nel 1990 le ruspe volevano abbatterle come è stato fatto con i vespasiani, in teoria protetti anch’essi dai vincoli della Soprintendenza».
I lavori di pulizia e messa in sicurezza, secondo De Toni, proseguiranno per almeno 3 giorni. Dopodichè, l’attività del Csa riprenderà il suo corso naturale tra riunioni, feste e dibattiti. Grande assente, tra il rammarico generale, la musica. Nell’edificio che si sviluppa su due piani mancano infatti spazi adeguati per i concerti dal vivo. L’ultima esibizione organizzata nello storico Csa di via Volturno che ha visto protagonisti sabato 27 maggio i Yausleg e Lograpture, gruppi hard-core di Vittorio Veneto e i Common Cold, gruppo post rock di Tolmezzo, rischia quindi di non avere un seguito, per lo meno nel breve periodo. (c.r.)

DOMENICA, 04 GIUGNO 2006

Pagina 3 – Udine

Rosato ha stigmatizzato l’episodio definendola contraria al dialogo

«Un’azione incoerente e irrispettosa»

IL SOTTOSEGRETARIO
«La strada del dialogo non può passare attraverso l’occupazione abusiva di un edificio»: è una “strigliata” a tutto tondo quella che il sottosegretario all’Interno, Ettore Rosato, indirizza ai giovani del Centro sociale autogestito che, l’altro giorno, hanno trasferito, armi e bagagli, la propria sede dalle palazzine di via Volturno a un edificio disabitato di via Scalo Nuovo. Un fabbricato la cui proprietà è attualmente condivisa tra la Rete ferroviaria italiana e la Real Estate, la società che si occupa di dismissioni immobiliari per conto delle ferrovie.
Raggiunto dalla notizia a una sola settimana di distanza dalla sua visita a Udine (la prima compiuta in regione e in Italia nelle vesti ufficiali di sottosegretario), Rosato non può che stigmatizzare il comportamento del Csa. Perchè tra gli argomenti trattati durante il suo colloquio con il prefetto, Camillo Andreana, c’era stato anche il caso di via Volturno e della futura destinazione dei suoi (per quanto abusivi) ospiti. «Il prefetto – ricorda Rosato – aveva dimostrato grande disponibilità al dialogo e si era detto pronto a seguire un percorso comune di ricerca del possibile nuovo spazio in cui trasferire l’attività del centro. Non vedo perchè, quindi, si sia deciso di alzare i toni – continua –, mancando di rispetto agli accordi e assumendo un atteggiamento incoerente rispetto all’apertura dimostrata invece dalle autorità».
E se della questione, al palazzo di Governo così come alle Ferrovie dello Stato, si ricomincerà a parlare soltanto domani, alla fine del ponte festivo della Festa della Repubblica, quella che matura in queste ore è una sensazione di crescente disagio. «Temi delicati come questo – afferma ancora Rosato – vanno affrontati con serietà da parte di tutti. Un’occupazione non concordata come quella a cui si è assistito, invece, non trova alcuna legittimazione e va respinta tout-cour. Per quel che mi riguarda, non posso che rinnovare il mio appoggio alla strada del dialogo indicata dal prefetto. Quale che sarà la sua scelta – ha concluso –, troverà il mio personale apprezzamento». (l.d.f.)

DOMENICA, 04 GIUGNO 2006

Pagina 3 – Udine

IL GIORNO DOPO

Il questore sceglie la linea del silenzio

Il questore Giuseppe Padulano sceglie la linea del silenzio il giorno dopo l’occupazione abusiva del Centro sociale in una casa delle ex Ferrovie dello Stato. Trattandosi di un edificio di proprietà privata, non c’era motivo di far intervenire in forze la polizia per impedire l’occupazione. Così la questura ha agito l’altro giorno. Anche il procuratore Giancarlo Buonocore, avendo appreso la notizia dalla stampa, si limita a dire che la magistratura inquirente si potrà muovere soltanto se sarà depositata una notizia di reato, che ancora non è arrivata. Si potrebbe ipotizzare il reato di invasione di edifici, ma ci vuole la querela di parte, ovvero delle ex Ferrovie.

Domenica, 4 Giugno 2006

CENTRO SOCIALE OCCUPATO
Le Ferrovie:«Presenteremo una denuncia»
Per conoscere il destino del nuovo centro sociale occupato di via Scalo Nuovo, tutti – autorità e giovani occupanti – attendevano la reazione di Ferrovie. E ieri Rfi, proprietaria dell’immobile dismesso occupato dai ragazzi del Csa sfrattato da via Volturno, finalmente ha rotto la suspence. Da Roma ha fatto sapere che, dopo il weekend festivo, domani stabilirà quali iniziative prendere dopo l’occupazione abusiva dell’edificio, che è oggetto di trattative con il Comune per la Stu. Sicuramente, ha annunciato Rfi, l’intenzione è quella di presentare denuncia contro gli occupanti, ma resta da decidere “quale” denuncia. Perché le alternative sono due: quellastrong, con cui Rfi chiederebbe lo sgombero, e quellasoft – che non prevede alcuno sgombero – con cui la società si limiterebbe a tutelarsi da eventuali danni.L’attesa ora è tutta per domani, quando Rfi al bivio sceglierà la strada da intraprendere e il prefetto dovrebbe decidere quando convocare il comitato per l’ordine e la sicurezza. Paolo De Toni, uno degli storici occupanti del Csa di via Volturno, sta alla finestra («Aspetteremo le decisioni delle Ferrovie. Se dovesse succedere qualcosa, torneremo in via Volturno»), mentre il consigliere regionale Kristian Franzil (Prc) assicura che «in caso di intervento da parte di Rfi la giunta regionale è disposta ad agevolare una soluzione positiva». Nel day after sul “caso-Csa” la politica cittadina si scalda. Se per Volpe Pasini (Sos Italia) «non sembra neanche un’occupazione, ma un accordo celato, perché gli amministratori,in primis Cecotti, non si assumono le lore responsabilità», Daniele Franz (An) denuncia «l’inerzia del Comune che non interviene per porre fine a questa situazione pazzesca. Deve far finta di nulla perché altrimenti la maggioranza si frantuma». Intanto, ieri, oltre 70 ragazzi del Csa hanno continuato a pulire l’edificio occupato e proseguiranno anche oggi. In tutto, spiega De Toni, «abbiamo raccolto 5 camion di spazzature, facendo la raccolta differenziata del ferro. Come venerdì sera anche stasera (ierindr) faremo musica con il dj e dormiremo nella casa. È venuta la Polfer a vigilare, ma tutto è tranquillo».

Camilla De Mori

Messaggero Veneto 5 giugno RFI verso denuncia
by CSA Monday, Jun. 05, 2006 at 10:26 AM mail:
resistere
by rash kid Monday, Jun. 05, 2006 at 2:28 PM mail:
a Torino ci saremo!
by un compagno Tuesday, Jun. 06, 2006 at 12:39 PM mail:
Dalla regione friuli venezia giulia stiamo organizzando una partenza collettiva per la manifestazione di Torino,a cui parteciperemo in modo convinto. Diversi compagni verranno anche dal Veneto.
Se qualcuno vuole aggregarsi all’ultimo:
gruppoanarchicogerminal@hotmail.com

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