Il Gabibbo è morto ma in Friuli Venezia Giulia abbiamo un Cabibbo che è ben peggio

Vabbè a quanto pare il Gabibbo il mese di luglio ha finito il suo percorso a Mediaset ma, il partito berlusconiano in Friuli Venezia Giulia ha un Cabibbo ben più pericoloso. Infatti il Consigliere Regionale di FI, tale Andrea Cabibbo, il 13 agosto, ha fatto un’uscita che è innanzitutto un endorsement all’inceneritore della “Hafner Energy from Waste” (non esplicitamente nominata ovviamente) ma dai contenuti strategici veramente demenziali: “Il Friuli Venezia Giulia può e deve diventare un hub energetico strategico tra Europa centrale, Mediterraneo e Balcani.”

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13 agosto 2026 – ore 15:00 – “Il Friuli Venezia Giulia può e deve diventare un hub energetico strategico tra Europa centrale, Mediterraneo e Balcani. Ma per valorizzare questa posizione e affrontare concretamente l’emergenza, pressante e assillante, del carovita servono una strategia industriale condivisa, un vero mercato unico europeo dell’energia e una scelta più decisa sul nucleare“. Lo afferma Andrea Cabibbo, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, rilanciando la proposta di “un piano industriale per rafforzare la sovranità energetica del Friuli Venezia Giulia e sostenere famiglie e imprese“.

“Il costo dell’energia – sottolinea Cabibbo – è una delle sfide decisive per il futuro delle nostre famiglie e della nostra economia. Gli aumenti, spesso vertiginosi, dei prezzi di gas e petrolio hanno dimostrato quanto rapidamente una crisi internazionale possa incidere sulle bollette e sui costi di produzione, massacrando famiglie e imprese. Per questo non possiamo limitarci a inseguire le emergenze: dobbiamo costruire condizioni di maggiore stabilità e competitività“. A detta del consigliere “il Friuli Venezia Giulia dispone di caratteristiche che possono conferire un ruolo di primo piano. La posizione geografica, il tessuto industriale, le infrastrutture e i collegamenti con l’Europa centrale e i Balcani sono asset strategici. La Regione ha già intrapreso percorsi importanti sulle rinnovabili e sull’idrogeno, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera. Ora dobbiamo mettere queste iniziative dentro una visione industriale più ampia, capace di integrare produzione, stoccaggio, distribuzione e utilizzo dell’energia”.

“Il tema, però, non riguarda soltanto il territorio regionale. L’Europa deve interrogarsi sulla propria competitività – prosegue il capogruppo di Forza Italia -. Noi parliamo giustamente di riduzione delle emissioni e di transizione energetica, ma dobbiamo anche guardare a ciò che accade nel resto del mondo. La Cina, per aumentare la propria produttività e sostenere la crescita industriale, sta andando in una direzione molto diversa. Se l’Europa vuole continuare a produrre, creare lavoro e difendere il proprio sistema industriale, la transizione non può diventare un fardello competitivo. Da qui la proposta di puntare con maggiore decisione sul mercato unico europeo dell’energia“.

“Serve una vera concorrenza leale. L’Italia è costretta ad importare energia, non avendo adeguati approvvigionamenti interni e paga, più di altri Paesi Ue, le conseguenze dei continui rincari. Un mercato energetico europeo realmente integrato – spiega ancora Cabibbo – può ridurre la frammentazione, rendere più efficienti le infrastrutture, diversificare gli approvvigionamenti e attenuare la dipendenza dalle oscillazioni di breve periodo. L’obiettivo deve essere garantire a famiglie e imprese energia più stabile e a costi più competitivi“.

“Parallelamente, Forza Italia ritiene necessario adottare un approccio pragmatico al mix energetico. Dobbiamo continuare a investire nelle rinnovabili e nell’idrogeno, rafforzare le reti e la capacità di stoccaggio, ma dobbiamo anche premere sul nucleare di nuova generazione. Se vogliamo energia programmabile, stabile, competitiva e a basse emissioni, non possiamo permetterci di escludere una tecnologia che può essere strategica per il futuro europeo. Come Forza Italia – conclude il suo esponente regionale – vogliamo riportare l’energia al centro del dibattito perché significa parlare concretamente delle tasche degli elettori, delle bollette delle famiglie e dei costi che ogni giorno sostengono le nostre imprese”.