La nuova ecologia sociale post-bookchiniana deve partire dal presupposto fondamentale che la specie Homo Sapiens, dotata di linguaggio articolato, è un errore evolutivo, perché con essa si è introdotto nella Natura, nell’ecosistema globale, nella biosfera, una specie distruttiva e inarrestabile che si fa beffe delle leggi naturali e le sfrutta a suo vantaggio, per realizzare il massimo dominio dei singoli, dei gruppi, degli Stati e degli Imperi economici.
La specie Sapiens, se non attua provvedimenti epistemologici e politici non gerarchici, è destinata a creare profondi danni irreversibili alla Natura con la evidente conseguenza collaterale della propria autodistruzione.
La Natura, se pur ne uscirà malmessa, con l’estinzione della specie Sapiens, potrà riprendersi e continuare ad evolvere senza interferenze estranee.
“Se non faremo l’impossibile vedremo l’incredibile“
diceva Murray Bookchin 50 anni fa,
oggi quel momento è arrivato.
L’errore che tutte le teorie politiche hanno commesso, compresa l’ecologia sociale, troppo ottimistica, di Bookchin, è appunto quello di non aver considerato Homo Sapiens come un prodotto anomalo di un evoluzione casuale, in parte inconsapevolmente auto diretta ma, fondamentalmente, anti-ecologica.