20 anni fa moriva Murray Bookchin: chiedo scusa per il ritardo di alcuni giorni per realizzare un post di ricordo non rituale e non banale.
Fortunato lui che non deve assistere a ciò che aveva previsto già negli ultimi anni settanta; “se non faremo l’impossibile vedremo l’impensabile”. Questo purtroppo, noi oggi, lo stiamo vedendo: catastrofe climatica, crisi economica irreversibile e, all’orizzonte, non troppo lontano, anche una bella terza guerra mondiale, inevitabilmente nucleare … ma la gente non vuole aprire gli occhi e i giovani che per un attimo gli occhi avevano aperto, nel 2019, con Friday For Future, li hanno chiusi subito dopo. Troppo difficile è il tema dei temi, il problema climatico, troppo impegnativo, c’è troppo da studiare per impegnarsi in una seria critica culturale, politica e scientifica, in grado di reggere il confronto con le orde di negazionisti che scorrazzano impuniti.
I giovani sono fatti per il divertimento e non per prendere le cose troppo sul serio; gli adulti dal canto loro, preferiscono ignorare il problema come se niente fosse, nascondendosi dietro stereotipi del tipo “il clima è sempre cambiato” “in estate ha sempre fatto caldo” e avanti di questo passo, per cui oggi ci troviamo di fronte a quella che Nicola Armaroli ha recentemente ed efficaciemente chiamato “Omertà Climatica”
Oggi, che siamo in un’era di ulteriori acquisizioni scientifiche, proprio sulla teoria dell’evoluzione della nostra specie, e possiamo capire meglio la natura del dominio, ci troviamo a mettere in discussione per rinnovarla, anche la principale delle teorie comparse negli ultimi 50 anni cioè l’Ecologia Sociale di Murray Bookchin. Per farla breve, l’appello finale è di non disperdere l’attenzione in mille rivoli e di concentrarsi sulle forme epistemologiche del dominio, per capirle fino in fondo e contemporaneamente elaborare le epistemologie della libertà.
Questo Blog, Social Ecology Research, per un’Ecologia Sociale post bookchininana serve principalmente a questo scopo.
- Nascita: New York, da immigrati ebrei russi fuggiti dalle persecuzioni zariste.
- Contesto familiare: Cresce a Brooklyn immerso nella politica; la madre milita nel sindacato rivoluzionario IWW.
- Primi passi: Entra a nove anni nei pionieri del Partito Comunista Americano.
- Lavoro in fabbrica: Diventa operaio metalmeccanico e sindacalista della United Auto Workers negli anni Quaranta.
- Autodidatta: Non frequenta l’università, ma si forma leggendo autonomamente testi di storia, filosofia e scienze.
- Rottura con il marxismo: Abbandona lo stalinismo e il trotskismo, giudicandoli troppo rigidi e autoritari.
- Approdo all’anarchismo: Negli anni Cinquanta si avvicina alle correnti libertarie e comincia a scrivere sul legame tra capitalismo e degrado ambientale.
- Pioniere dell’ecologia: Nel 1952 pubblica l’articolo The Problem of Chemicals in Food, anticipando di un decennio il movimento ecologista di massa.
- Militanza attiva: Partecipa intensamente ai movimenti per i diritti civili e contro il nucleare negli anni Sessanta e Settanta.
- Ecologia Sociale: Sostiene che la crisi ecologica non deriva dal sovrappopolamento, ma dalle gerarchie sociali e dal dominio dell’uomo sull’uomo, proiettato poi sulla natura.
- Municipalismo Libertario: Propone di rifondare la società partendo da assemblee cittadine e democrazia diretta, per sottrarre potere allo Stato e al mercato capitalista.
- Confederalismo Democratico: Le sue tesi hanno ispirato direttamente il leader curdo Abdullah Öcalan, diventando la base politica dell’amministrazione autonoma del Rojava.



