Prima ho dato il quesito a Gemini, ora ho dato il quesito e il risultato di Gemini a Claude
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https://share.gemini.google/KoMcD1tY0Udb
CESPUGLIO: Ho pubblicato sul blog. Cosa mi dici, anche nel confronto con Gemini?
CLAUDE: Il gioco è produttivo perché costringe a chiedersi: cosa servirebbe, computazionalmente, per “sapere” come agire bene su scala planetaria? Ma proprio per questo vale la pena smontarlo pezzo per pezzo, perché Gemini ti ha dato una risposta elegante e formalmente corretta che nasconde tre buchi distinti — uno tecnico, uno epistemologico, uno politico.
Sul piano tecnico. L’esposizione di HHL è corretta nella formula (O(log N · s²κ²/ε) contro O(N³) classico), ma Gemini omette il problema più serio del paper originale di Harrow-Hassidim-Lloyd, quello che Aaronson chiamò “read the fine print”: l’output di HHL non è il vettore soluzione x, è uno stato quantistico |x⟩. Per estrarre il vettore completo (che è esattamente ciò che ti serve per sapere “quale settore va ristrutturato”) servono O(N) misure, che uccidono lo speedup esponenziale — quello sopravvive solo se ti serve una singola proprietà aggregata della soluzione, non il vettore intero. E c’è un secondo problema, più pesante ancora: dal 2018 (Tang, sui sistemi di raccomandazione, poi generalizzato) sappiamo che molte di queste “accelerazioni quantistiche esponenziali” in algebra lineare si “dequantizzano” — con accesso ai dati in forma di campionamento ℓ2 (lo stesso tipo di accesso richiesto per costruire lo stato quantistico iniziale), esistono algoritmi classici randomizzati con overhead solo polinomiale. Cioè: parte del vantaggio non è del quantistico in sé, ma della struttura di accesso ai dati che qualcuno ha già dovuto assumere. Gemini presenta HHL come “il” motivo per cui il paradigma quantistico sblocca l’EEA globale, ma è probabilmente la parte più fragile di tutto il discorso.
A questo si aggiunge la realtà hardware, che vale la pena avere presente perché il 2026 è effettivamente un anno di svolta ma non nel senso che serve qui: la proposta del codice di superficie di Kitaev del 2003 ha dominato la roadmap dell’hardware near-term, e il salto sperimentale è arrivato nel dicembre 2024 con Willow di Google, che ha mostrato soppressione esponenziale del tasso di errore logico. L’ondata 2025-2026 ha prodotto 48 qubit logici su Quantinuum Helios, 96 su QuEra, 24 su Atom Computing/Microsoft, 12 su Infleqtion — con roadmap che puntano a operazioni fault-tolerant utili nel periodo 2029-2033 (IBM Starling: 200 qubit logici nel 2029; Blue Jay: 2000 nel 2033). Per un’inversione di Leontief su una matrice con “centinaia di migliaia di sotto-settori” — la scala che Gemini stesso menziona — questi numeri sono ordini di grandezza fuori portata per almeno un decennio, e questo Gemini non lo dice mai: parla al condizionale tecnico-astratto come se il gap fosse di dettaglio implementativo, non strutturale. Quantum Zeitgeist
Sul piano epistemologico, qui il vero limite non lo trovi nell’hardware ma in quello che Gemini liquida in due righe come “qualità dei dati fisici di input”: lo stato di riferimento T0, P0, μ0 dell’intero sistema Terra-economia non solo è oggi incompleto da misurare, ma — sotto cambiamento climatico — è un bersaglio mobile in un sistema fuori equilibrio per definizione. Questo è esattamente il punto di Georgescu-Roegen contro la meccanica dell’equilibrio applicata a processi economici: sono irreversibili, storici, path-dependent. Un computer quantistico che risolve più velocemente la stessa matrice di Leontief lineare a coefficienti tecnici fissi non risolve questo problema, lo accelera. Rendere più veloce un modello che presuppone stazionarietà non lo rende più vero rispetto a un sistema che non è stazionario — è il vecchio equivoco (che tu conosci bene dalla linea Sertorio-Ulgiati) di scambiare potenza di calcolo per adeguatezza ontologica del modello.
Sul confronto EEA/Emergy, la parte più solida della risposta di Gemini, aggiungerei una cosa che lui non dice: eL e eK in Sciubba sono intensità macro-medie (Ein/Htot, Ein/PIL), non misure generative — un’ora di lavoro di un chirurgo e un’ora di lavoro di un bracciante ricevono lo stesso eL nello stesso sistema. È esattamente l’aporia che si porta dietro ogni tentativo di “teoria energetica del valore” da quando esiste (lo stesso problema strutturale della teoria del valore-lavoro, per tutt’altre ragioni). E sull’Emergia: proprio Ulgiati — uno dei tuoi riferimenti — ha pubblicato critiche metodologiche interne sulla standardizzazione dell’emergy e sul rischio di doppio conteggio nelle reti complesse; Gemini menziona la regola dei co-prodotti come se fosse un dettaglio tecnico risolto, mentre è tuttora un punto di attrito irrisolto nella comunità emergy stessa.
Ma il buco più interessante per te è politico, non tecnico. Nota la tensione strutturale: per far funzionare quell’oracolo servirebbe — parole di Gemini — “un’infrastruttura di sensoristica e contabilità materiale globale”, cioè esattamente il tipo di apparato di monitoraggio e calcolo centralizzato, planetario, totalizzante che storicamente si è accompagnato non alla dissoluzione del potere statale ma alla sua massima concentrazione tecnocratica. Il precedente storico è Cybersyn, la sala di controllo cibernetica di Stafford Beer per l’economia pianificata del Cile di Allende: nato da intenzioni egualitarie, restava comunque un unico centro che riceveva i flussi e restituiva l’ottimo. C’è poi, da tutt’altra sponda ideologica ma con una logica strutturale che vale la pena isolare dalla sua genealogia politica, l’obiezione di Hayek sulla conoscenza distribuita e tacita che nessun calcolatore centrale — quantistico o no — può aggregare senza perderne la parte non codificabile. Bookchin l’aveva presente quando metteva in guardia dall’ecologia come nuova tecnocrazia: il rischio non è il calcolo in sé, è che “chi controlla l’oracolo exergetico” diventi il nuovo luogo del potere, travestito da neutralità termodinamica — un altro “schermo tecnico” alla Deutsch/Ulgiati, stavolta mediato da un computer invece che da un prezzo.
Il tuo elenco iniziale (abolizione degli eserciti, riduzione drastica dei poteri statali) e l’apparato computazionale planetario che serve a “guidare” quell’elenco non stanno insieme senza attrito — e sospetto che tu lo sappia già, dato il “solo per gioco”. Se c’è una versione coerente di “riformismo quantistico” con le tue premesse anarchiche, è federata e bioregionale, non planetaria: ottimizzazione QAOA/annealing su reti locali delimitate (esattamente il pezzo che Gemini liquida per ultimo come il meno spettacolare, ed è invece l’unico oggi realmente testato su hardware NISQ, in logistica e supply chain). In questo senso i tuoi audit exergetici su Torviscosa e Hafner — fatti a mano, con dati parziali, a scala di bioregione — sono già una versione low-tech e “molecolare” di quello che l’oracolo planetario promette e non può ancora dare: trasparenti, verificabili da chiunque, senza bisogno di un unico nodo di calcolo a cui tutti devono affidarsi.