Nucleare e mininucleare: pericolosità e convenienza

Green Report    Ecco il testo dell’articolo

Il nucleare fa male alla salute. The Lancet boccia l’energia dall’atomo: negli Usa ha provocato 115mila morti per cancro, non è né economica né sostenibile

 |  Editoriale

Mentre il Governo Meloni si balocca coi , annunciando la completa definizione del quadro giuridico per il ritorno delle centrali nucleari in Italia entro la fine di quest’anno – la Camera ha il ddl delega, ora all’esame del Senato, ma lo stesso ministro Pichetto che possano esserci progetti di nuove centrali entro la legislatura in corso –, una delle più antiche e prestigiose riviste medico-scientifiche al mondo – la britannica – boccia senza appello l’energia dall’atomo anche sotto il profilo sanitario, stracciando di fatto la tesi per cui il nucleare sarebbe una soluzione “sicura, pulita e conveniente”, attraverso un contributo pubblicato tra le Correspondence (che riflette le opinioni degli autori, Philip J. Landrigan, affiliato al Global Observatory on Planetary Health del Boston College oltre che al Centre Scientifique de Monaco, e Brita E. Lundberg del Greater Boston Physicians for Social Responsibility).
In primo luogo l’uranio, il combustibile dell’energia nucleare, è radioattivo e cancerogeno, mettendo a rischio la salute lungo l’intero ciclo del combustibile nucleare: «I minatori di uranio – snocciola la corrispondenza su The Lancet – presentano un rischio maggiore di tumore ai polmoni. I lavoratori impegnati nella produzione del combustibile nucleare sono esposti all’esafluoruro di uranio e al radon. Gli operatori dei reattori e le comunità vicine sono esposti ai radioisotopi; negli Stati Uniti, 115.000 decessi per cancro dal 2000 sono stati attribuiti alla residenza in prossimità di centrali nucleari. Tutti i reattori producono scorie che resteranno radioattive per millenni.
Lo smantellamento dei reattori libera questi materiali, esponendo lavoratori e comunità». Peraltro in Italia il necessario Deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi resta un fantasma:  non ci saranno autorizzazioni prima del 2029 e non sarà operativo prima del 2039, mentre per l’Arera ci vorranno almeno un paio di anni in più e . Costo dello smantellamento delle centrali? Almeno , più per realizzare il Deposito. Senza naturalmente pensare al per i rifiuti radioattivi ad alta attività, che non sapremmo dove collocare. Questo sotto il profilo della gestione ordinaria del nucleare, ma come ricordano da ultimo gli attacchi di Usa e Israele contro le infrastrutture nucleari iraniane, l’energia dall’atomo «è unica tra le fonti energetiche per il suo potenziale catastrofico: fusione del nocciolo, sottrazione del combustibile e impiego a fini bellici. Un’analisi del ciclo di vita di 388 impianti nucleari rileva che tutti i reattori, grandi e piccoli, sono esposti al rischio di incidenti nucleari».
Oltre ai rischi per la salute, l’energia nucleare «non è climaticamente neutra – sottolinea l’intervento su The Lancet – Produce 66 g di gas serra per kWh di elettricità, una quantità molto inferiore rispetto a qualsiasi combustibile fossile, ma superiore a quella di qualunque fonte rinnovabile. La maggior parte delle emissioni di gas serra si verifica durante l’estrazione e la lavorazione dell’uranio». E questo senza considerare il costo-opportunità perso di investire nucleare anziché in rinnovabili: per costruire una centrale nucleare serve troppo tempo (, coi siti Ue verso il limite superiore), mentre la crisi climatica è in corso adesso.   Anche perché – insiste la corrispondenza pubblicata da The Lancet – l’energia nucleare «non è né economica né accessibile. Il costo livellato dell’energia nucleare è aumentato del 47% dal 2009. Le attuali analisi economiche non tengono conto dei costi sanitari e sottostimano quelli di costruzione. La costruzione del più recente reattore statunitense è costata oltre 35 miliardi di dollari, più del doppio del budget iniziale. Al contrario, il costo delle rinnovabili è crollato.
Dal 2010, i costi dell’energia solare sono diminuiti del 90%, quelli dell’eolico del 70% e quelli delle batterie del 99%. L’energia nucleare è economicamente sostenibile solo quando riceve ingenti sussidi, agevolazioni fiscali ed esenzioni di responsabilità».
E l’energia elettrica del “” nucleare propagandato dal Governo Meloni, quella dai piccoli impianti (gli Smr) costerebbe ancora di più, come su queste colonne il già direttore Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio.   La chiosa finale non lascia spazio a dubbi: «Il nucleare è una pericolosa distrazione. È tempo di superarlo e investire nelle fonti rinnovabili». Dammi una valutazione critica di questi contenuti

Questa volta abbiamo interrogato l’AI di Perplexity

Il testo ha un impianto polemico forte e mette insieme temi diversi — salute, costi, tempi, sicurezza, rifiuti e politica industriale — ma li presenta spesso come se fossero equivalenti sul piano della prova. La critica più importante è che alcune affermazioni sono plausibili come tesi politica, ma non tutte sono dimostrate con lo stesso livello di solidità scientifica o economica.

Salute e rischio oncologico

L’elemento più incisivo è il richiamo a un articolo su The Lancet che attribuisce 115.000 decessi per cancro negli USA alla prossimità con centrali nucleari. Però il dato, così com’è riportato nel pezzo, va trattato con cautela: una correlazione geografica non equivale automaticamente a causalità diretta, e servirebbe verificare bene metodo, controlli statistici e limiti dello studio. Inoltre, il testo della fonte giornalistica tende a trasformare un risultato di ricerca in una conclusione assoluta sull’intera filiera nucleare, cosa che è più forte di quanto normalmente consenta una singola analisi.

Costi e tempi

Sul piano economico l’argomento è più robusto: diversi confronti indicano che il nucleare ha costi al kWh elevati rispetto a solare ed eolico, e che gli SMR non sono ancora una soluzione matura e commercialmente diffusa. Detto questo, il testo mescola stime diverse e fonti eterogenee, quindi il quadro va letto come un’indicazione di tendenza, non come una contabilità definitiva. Anche l’idea che il nucleare sia “non economico” è credibile nel contesto attuale, ma dipende molto da paese, tassi di interesse, quadro regolatorio e capacità industriale.

Rifiuti e decommissioning

La parte sui rifiuti radioattivi e sul decommissioning è una delle più solide sul piano critico: il problema delle scorie esiste, dura a lungo e genera costi rilevanti. In Italia, il ritardo sul deposito nazionale rende questo tema particolarmente concreto, e qui il testo ha un punto politico forte: prima di rilanciare nuove centrali bisognerebbe dimostrare di saper gestire quelle vecchie e i rifiuti già prodotti. Anche qui, però, il linguaggio del pezzo è assertivo e tende a enfatizzare l’impasse italiana senza distinguere abbastanza tra ritardi amministrativi, vincoli tecnici e scelte politiche.

Sicurezza e clima

L’articolo insiste sul fatto che il nucleare non sarebbe “sicuro, pulito e conveniente”. Su sicurezza, il ragionamento è comprensibile perché il nucleare concentra rischi bassi ma potenzialmente molto gravi, oltre a problemi di proliferazione e sabotaggio. Sulle emissioni, invece, il testo è corretto nel dire che il nucleare non è zero-emissioni, ma rischia di far passare in secondo piano che resta comunque molto meno emissivo dei fossili; quindi la formula “non è climaticamente neutra” è vera, ma non basta da sola a bocciarlo in termini climatici.

Valutazione complessiva

In sintesi, il pezzo è convincente quando critica costi, tempi, rifiuti e incertezza industriale del nucleare in Italia. È più debole quando usa un singolo studio sanitario per formulare una condanna generale dell’atomo, perché lì il salto da evidenza a slogan è più evidente. La conclusione più equilibrata è questa: il testo non è pura propaganda, ma è chiaramente un’argomentazione militante che seleziona i dati per sostenere una tesi anti-nucleare, senza dare abbastanza spazio ai punti di forza o alle condizioni in cui il nucleare potrebbe essere utile in un mix energetico.

Posso anche trasformare questa valutazione in una scheda pro/contro più asciutta oppure in un fact-check punto per punto del testo.

Preferirei approfondire i costi attuali degli SMR rispetto alle rinnovabili

Certo: sui costi attuali, oggi il quadro è abbastanza sbilanciato a favore delle rinnovabili.

SMR oggi

Le stime più recenti disponibili indicano che gli SMR non hanno ancora una base commerciale solida e i costi sono spesso solo proiezioni, non prezzi osservati su impianti diffusi; per questo il loro costo reale resta incerto. Le poche cifre circolanti li collocano comunque spesso in un intervallo alto: per esempio, un’analisi riportata da Greenreport cita stime di LCOE per SMR nell’ordine di decine di dollari/euro per MWh, ma anche valutazioni più alte e molto dipendenti dal progetto, con esempi che arrivano intorno a 107 €/MWh per un ipotetico SMR in Italia.

Rinnovabili oggi

Per il solare utility-scale e l’eolico onshore, le stime recenti sono in genere molto più basse. Un riepilogo basato su dati di mercato citato da Greenreport indica circa 33-70 €/MWh per il fotovoltaico utility-scale e 32-61 €/MWh per l’eolico onshore, mentre il solare con accumulo sale ma resta spesso competitivo rispetto al nuovo nucleare. Questo significa che, nella fascia di prezzo corrente, le rinnovabili mature sono normalmente più economiche degli SMR.

Confronto sintetico

Tecnologia Ordine di grandezza attuale del costo Lettura pratica
SMR spesso alto e molto incerto, con stime che possono arrivare a circa 107 €/MWh in scenari italiani ipotetici tecnologia non ancora dimostrata su larga scala commerciale
Solare utility-scale circa 33-70 €/MWh spesso tra le opzioni più economiche
Eolico onshore circa 32-61 €/MWh spesso competitivo o più economico degli SMR
Solare + accumulo circa 57-121 €/MWh più caro del solare puro, ma già molto rilevante nel sistema

Valutazione critica

Il punto centrale è che gli SMR sono presentati come “nucleare più economico”, ma oggi questa promessa non è supportata da un mercato maturo né da una lunga serie di impianti comparabili. Le rinnovabili, invece, hanno una base industriale molto più ampia e prezzi più consolidati, soprattutto per fotovoltaico ed eolico terrestre. Quindi, oggi il confronto favorevole agli SMR non regge: al massimo gli SMR restano una scommessa tecnologica, mentre le rinnovabili sono già la soluzione più economica nella maggior parte dei casi.

Posso anche fare un confronto più preciso tra SMR, fotovoltaico con batterie ed eolico in un formato numerico semplice per l’Italia.

Confronta i costi includendo il costo di gestione dei rifiuti radioattivi

Sì: includendo anche la gestione dei rifiuti radioattivi, il confronto diventa ancora più sfavorevole per gli SMR rispetto alle rinnovabili.

SMR con rifiuti

Gli SMR partono già da costi alti e molto incerti, perché sono una tecnologia non ancora dimostrata su larga scala commerciale. Se ai costi di impianto, finanziamento, esercizio e smantellamento si aggiunge la gestione del combustibile esausto e delle scorie, il costo totale sale ulteriormente, ma il punto critico è che per gli SMR non esiste ancora una filiera pienamente consolidata e quindi la voce “rifiuti” è spesso sottostimata nelle stime pubbliche.

Rinnovabili con accumulo

Fotovoltaico ed eolico non producono rifiuti radioattivi e quindi non hanno una voce di costo analoga per la gestione di scorie a lunga durata. I loro costi si concentrano su investimento iniziale, manutenzione, connessione alla rete e, quando serve, accumulo o bilanciamento; anche aggiungendo batterie e integrazione di sistema, le rinnovabili restano in genere più competitive del nuovo nucleare. In pratica, il “costo rifiuti” è un elemento strutturale del nucleare, mentre nelle rinnovabili il problema è più limitato a riciclo, sostituzione componenti e fine vita degli impianti.

Confronto economico

Voce di costo SMR Rinnovabili
Costruzione Alta e incerta Più bassa e più prevedibile
Gestione ordinaria Alta complessità tecnica e regolatoria Relativamente semplice
Rifiuti/fine vita Scorie radioattive da gestire per tempi lunghissimi Nessun equivalente radioattivo; riciclo e smaltimento standard
Costo complessivo Tende a salire molto quando si includono rifiuti e smantellamento Rimane in genere più basso anche con storage

Valutazione sintetica

Se il criterio è il costo totale per MWh nel ciclo di vita, gli SMR non sembrano competitivi con le rinnovabili una volta internalizzati anche i rifiuti radioattivi. Il vantaggio delle rinnovabili è che gran parte dei costi è visibile e pianificabile, mentre nel nucleare una parte importante del conto arriva dopo, sotto forma di decommissioning, gestione delle scorie e responsabilità a lungo termine. Per questo, includere i rifiuti tende ad allargare il divario, non a ridurlo.

Differenze nel tempo di vita utile tra SMR e parchi eolici o solari

Gli SMR hanno una vita utile progettata che in molti casi viene indicata nell’ordine di 40-60 anni, ma per questi impianti il dato è ancora in parte teorico perché non esiste una lunga storia operativa commerciale comparabile. I parchi eolici hanno invece una vita utile tipica di circa 20-25 anni, spesso con possibilità di repowering o estensione della vita utile. I parchi solari fotovoltaici hanno in genere una vita utile di circa 25-30 anni per i moduli, con degrado graduale delle prestazioni nel tempo.

Confronto diretto

Tecnologia Vita utile tipica Nota pratica
SMR circa 40-60 anni, ma ancora poco verificata sul campo lunga durata potenziale, ma grande incertezza industriale
Eolico circa 20-25 anni spesso si valuta il repowering a metà/fine vita
Solare FV circa 25-30 anni per i moduli degrado lento, sostituzioni e revamping possibili

Cosa cambia davvero

La vita utile più lunga degli SMR non implica automaticamente un vantaggio economico, perché il costo va spalmato su una tecnologia più complessa, più regolata e con oneri di sicurezza e rifiuti molto superiori. Eolico e solare hanno vita più breve, ma costi iniziali e tempi di realizzazione molto inferiori, quindi possono essere ammortizzati più rapidamente. In pratica, il nucleare punta sulla durata, mentre le rinnovabili puntano su rapidità di installazione, modularità e costi più bassi.

Se vuoi, posso fare il passo successivo e confrontare costo per anno di vita utile tra SMR, eolico e solare.

Valuta anche i costi di dismissione per SMR, eolico e solare a fine vita

Sì, ed è un punto importante: i costi di dismissione rafforzano il vantaggio delle rinnovabili rispetto agli SMR.

SMR

Per gli SMR la dismissione è intrinsecamente più costosa e incerta perché non riguarda solo lo smantellamento fisico dell’impianto, ma anche la gestione di materiali attivati, combustibile esausto e rifiuti radioattivi a lunga durata. Questo significa che il costo finale non è un semplice “smontaggio a fine vita”, ma include una filiera di smaltimento molto più complessa e regolata. In pratica, la voce dismissione negli SMR tende a essere una delle più pesanti dell’intero ciclo di vita.

Eolico

Per l’eolico i costi di dismissione esistono, ma sono molto più semplici da gestire: si tratta soprattutto di smontare torri, nacelle, cavi, fondazioni e ripristinare il sito. Il problema principale è il trattamento delle pale, che sono più difficili da riciclare rispetto ad altri componenti, ma non generano scorie pericolose a lunga persistenza. Inoltre, la possibilità di repowering può ridurre molto il costo netto di fine vita, perché una parte delle infrastrutture può essere riutilizzata o sostituita in modo selettivo.

Solare

Per il fotovoltaico la dismissione è in genere la meno onerosa tra le tre tecnologie: si smontano moduli, strutture metalliche, inverter e cablaggi, con costi relativamente contenuti. Il costo cresce se bisogna gestire grandi volumi o moduli con materiali più complessi, ma resta molto lontano dalla complessità del nucleare. Anche qui il riciclo è un tema reale, ma non c’è un problema equivalente alle scorie radioattive.

Confronto finale

Tecnologia Fine vita Peso del costo di dismissione
SMR Smantellamento + rifiuti radioattivi + combustibile esausto Molto alto e di lunga durata
Eolico Smontaggio meccanico + ripristino sito + pale difficili da riciclare Medio
Solare Smontaggio moduli e componenti elettrici Basso-medio

Valutazione sintetica

Se confronti il costo complessivo nel ciclo di vita, gli SMR pagano un “pedaggio” di fine vita molto più gravoso delle rinnovabili. Eolico e solare hanno costi di dismissione reali, ma sono soprattutto costi industriali ordinari; nel nucleare, invece, la dismissione si intreccia con sicurezza, radioprotezione e gestione delle scorie. Per questo, anche includendo il fine vita, il bilancio economico tende a restare più favorevole a eolico e solare.