Prendiamo spunto da un libro recente “Umani, Animali e Macchine” (2025) di Franco Fabbro, neuro linguista friulano e Damiano Cantone ricercatore in Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso l’Università di Udine, per entrare nell’analisi delle conseguenze politiche determinate dall’emergere del linguaggio articolato prima (circa 80.000 anni fa) e della scrittura dopo (circa 8 mila anni fa), e ciò per capire come si sono formate le gerarchie, il potere e il dominio, nei gruppi sociali. Dobbiamo peraltro citare il “numero di Dunbar” che è 150 e che rappresenta il numero massimo di persone da cui può essere formato un gruppo sociale affinché possa mantenersi in equilibrio non-gerarchico.

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Cespuglio. Sono riuscito a trasformare in file pdf la parte del libro di Franco Fabbro che parla del linguaggio. Te la inoltro.
Claude AI. Ottimo, adesso possiamo lavorare sul testo effettivo. L’ho letto integralmente. È molto più ricco di quanto l’indice lasciasse intuire, soprattutto la sezione su Dor. Procedo con un’analisi critica articolata, capitolo per capitolo dove è pertinente al nostro tema, poi propongo una valutazione complessiva.
Lettura critica del testo di Fabbro: linguaggio, potere, gerarchia
1. Il frame di Dor: il punto più acuto, e i suoi limiti
La sezione “Linguaggio e inganno” è la più direttamente rilevante. Dor argomenta che il linguaggio, sostituendo la conoscenza empirica diretta con la credenza, apre strutturalmente lo spazio per l’inganno. Poiché gli scenari immaginari veicolati dal linguaggio non sono verificabili empiricamente, la relazione comunicativa si basa sulla fiducia — e chi può manipolare questa fiducia ottiene vantaggi evolutivi. Fabbro riporta l’affermazione di Dor secondo cui le trasformazioni psicologiche e sociali indotte dalla possibilità di mentire attraverso il linguaggio sono “l’atto di nascita della filosofia”.
È una formulazione interessante ma parziale, e val la pena capire esattamente dove si ferma.
Dor vede la menzogna come un motore evolutivo del linguaggio — i bugiardi più abili spingono gli altri a sviluppare capacità critiche più sofisticate, e questo innalza complessivamente il livello della tecnologia linguistica. È un argomento elegante, ma rimane sul piano della dinamica evolutiva individuale: il bugiardo vs. la vittima, il prestigio che si accumula in chi convince meglio. Ciò che Dor non sviluppa — e che è il salto che a noi interessa — è la trasformazione dell’inganno individuale in dominio istituzionale. Dal bugiardo abile al mito politico, dall’inganno opportunistico alla costruzione sistematica di narrazioni di legittimazione del potere, il passo è enorme e richiede categorie che Dor non fornisce.
2. Dunbar e il “numero 150”: una neutralizzazione politica implicita
La sezione di Dunbar sul cervello sociale contiene un’osservazione che Fabbro riporta senza commentarla, ma che è teoricamente esplosiva: il clan di 150 individui è definito come “il numero di persone che intrattengono relazioni significative senza la necessità di sviluppare strutture gerarchiche“. Dunbar identifica quindi una soglia dimensionale oltre la quale la gerarchia diventa necessaria per gestire la complessità sociale.
Questo è un punto dove la convergenza con Clastres e Scott è immediata — e dove Fabbro perde una straordinaria opportunità. Clastres aveva mostrato che le società amazzoniche contro lo stato mantengono attivamente le dimensioni del gruppo entro soglie che impediscono la cristallizzazione del potere, e che questo è un progetto politico, non un limite tecnico. Scott, in Against the Grain, mostra che lo stato nasce quando si supera quella soglia — non per necessità tecnica ma per scelta strategica di minoranze che traggono vantaggio dalla complessità gerarchica.
Il “numero di Dunbar” nei termini di Fabbro rimane una soglia cognitiva neutra. Nei termini di Clastres-Scott diventa una soglia politica — il confine al di là del quale le élite emergenti hanno interesse a spingere la crescita demografica e l’aggregazione perché la complessità risultante richiede la loro funzione di coordinamento, e questo funzione di coordinamento diventa potere.
Il linguaggio entra qui in modo preciso: sopra quella soglia, il coordinamento non può più avvenire attraverso relazioni faccia a faccia, richiede rappresentazione — delega, autorità simbolica, narrazione collettiva che sostituisce l’esperienza condivisa diretta. E la rappresentazione è sempre un campo di potere, perché chi controlla le narrazioni condivise controlla la realtà sociale del gruppo.
3. Corballis e il mind time travelling: la dimensione rimossa
La sezione di Corballis sul mind time travelling è trattata da Fabbro prevalentemente sul versante adattivo-comunicativo: la capacità di proiettarsi nel passato e nel futuro permette di raccontare storie, trasmettere esperienze, coordinare azioni. Tutto vero. Ma c’è una faccia di questa capacità che il testo sfiora appena — nel paragrafo su Corballis, quando cita Pierre Janet: “Ciò che ha creato l’umanità è la narrazione.”
Il mind time travelling come base del dominio può essere sviluppato così: senza questa capacità non esiste né debito né promessa né minaccia differita nel tempo. Il debito — come struttura di obbligazione che si estende nel tempo — è forse il dispositivo gerarchico più primitivo e più potente. Graeber lo ha mostrato con ampiezza: il debito precede la moneta, precede il mercato, e opera come meccanismo di subordinazione nelle società arcaiche. Ma il debito richiede esattamente quella capacità cognitiva che Corballis descrive: ricordare che qualcuno ci deve qualcosa, proiettare l’obbligazione nel futuro, mantenerla cognitivamente attiva al di fuori del momento presente.
Analogamente, la minaccia differita — “se fai X, domani ti succede Y” — è la forma più elementare dell’autorità coercitiva che si distingue dalla violenza immediata. E richiede anch’essa il mind time travelling. Gli animali possono usare la violenza immediata per stabilire gerarchie di dominanza. Solo Homo sapiens può costruire sistemi di obbedienza basati su minacce future, punizioni ritardate, promesse di ricompensa ultraterrena — cioè sistemi di dominio che operano senza coercizione diretta continua.
4. Il linguaggio come tecnologia sociale (Dor): punti di forza e lacune politiche
Il frame di Dor è il più interessante del volume per la nostra analisi. “Il linguaggio è una tecnologia socialmente costruita che serve a istruire l’immaginazione delle altre persone.” Questa formulazione ha tre implicazioni che Dor non sviluppa pienamente:
a) Chi istruisce l’immaginazione di chi? Il linguaggio come tecnologia di “istruzione dell’immaginazione” ha una dimensione di potere intrinseca che Dor tratta solo nel caso della menzogna individuale. Ma l’istruzione dell’immaginazione collettiva — cioè la costruzione delle cosmologie, dei miti di fondazione, delle narrazioni di legittimazione del potere — è esattamente il campo del dominio simbolico. Bourdieu chiamerebbe questo violenza simbolica: l’imposizione di categorie di percezione del mondo che vengono accettate come naturali dai dominati perché sono state interiorizzate attraverso il processo stesso di socializzazione linguistica.
b) Il divario esperienziale come leva di potere. Dor insiste sul fatto che il linguaggio nasce per colmare il “divario esperienziale” — permettere a chi non ha vissuto un’esperienza di avvantaggiarsi di essa attraverso la narrazione altrui. Ma questo divario diventa asimmetrico quando alcune persone hanno accesso sistematico a esperienze che altri non possono avere: il sacerdote che “conosce” la volontà degli dèi, il giurista che “conosce” la legge, il medico che “conosce” il corpo. L’expertise — ogni forma di expertise — si basa sulla trasformazione di un divario esperienziale in monopolio del discorso legittimo. Il linguaggio non elimina il divario esperienziale: lo gestisce, e nella gestione produce gerarchie.
c) La “fiducia” come fondamento del linguaggio è una fiducia asimmetrica. Dor nota che il linguaggio si basa sulla fiducia e che la menzogna sistematica lo distruggerebbe. Ma la fiducia nelle comunità umane non è mai distribuita in modo simmetrico: ci sono individui e istituzioni la cui parola è strutturalmente più credibile di altri — non perché mentano meno, ma perché occupano posizioni sociali che conferiscono autorità. Il linguaggio non è semplicemente un campo dove la fiducia è in gioco: è un campo dove la credibilità è distribuita in modo gerarchico, e questa distribuzione gerarchica della credibilità è il potere nella sua forma più raffinata.
5. Il silenzio su agricoltura e scrittura: la lacuna centrale
Il testo di Fabbro si ferma al momento della comparsa del linguaggio (~80.000 anni fa) e non analizza le trasformazioni successive del sistema linguistico che sono decisive per la nostra analisi. In particolare mancano completamente:
La scrittura come tecnologia di potere. Fabbro la menziona come “potenziamento” del linguaggio, come tutte le tecnologie comunicative successive. Ma la scrittura non è semplicemente un potenziamento quantitativo: è una trasformazione qualitativa del regime linguistico con conseguenze politiche specifiche. La scrittura permette la codificazione del diritto, la registrazione del debito, la trasmissione dell’autorità al di là della morte degli individui, la costruzione di testi canonici che possono essere invocati come autorità contro l’esperienza presente. Ong aveva ragione: la scrittura cambia non solo la comunicazione ma la struttura del pensiero — e lo cambia in direzioni che favoriscono il controllo gerarchico.
La rivoluzione agricola e il suo rapporto col linguaggio. Questo è il punto dove Scott è più prezioso: la scrittura nasce come tecnologia di tassazione e non come tecnologia di comunicazione. Le prime tavolette cuneiformi sono registri contabili. Il linguaggio scritto è, nella sua forma originaria, uno strumento di estrazione statale.
6. La valutazione complessiva
Il libro di Fabbro è un volume onesto, ben documentato, scientificamente aggiornato. I quattro autori scelti per la sezione “umana” — Dunbar, Corballis, Dor, Paradis — sono scelte eccellenti. La sezione su Dor è particolarmente ricca.
Il limite fondamentale, dal punto di vista del tuo progetto teorico, è che il libro tratta il linguaggio come oggetto delle scienze cognitive e neurali senza mai costruire un ponte verso l’analisi politica. La domanda “come si è evoluto il linguaggio?” è trattata ampiamente. La domanda “come il linguaggio produce e riproduce il dominio?” è sfiorata solo nella sezione sull’inganno, e lì rimane sul piano della dinamica individuale (il bugiardo abile) senza mai arrivare al dominio istituzionale (la menzogna come struttura sistemica di potere).
Questo non è un difetto di Fabbro: il suo libro ha obiettivi diversi. Ma per il tuo lavoro il testo funziona meglio come base empirica e cognitiva su cui costruire l’analisi politica, non come analisi politica in sé. Dor su inganno e fiducia, Dunbar sul numero 150, Corballis sul mind time travelling: sono i tre pilastri di Fabbro che reggono la costruzione teorica che hai in mente. Il quarto pilastro — la trasformazione del linguaggio in strumento istituzionale di dominio — va cercato altrove: in Bourdieu, Scott, Goody, Ong.
Passiamo ora a NotebookLM.
Questa AI fa una trattazione teorica meno incisiva di Claude, soprattutto per gli aspetti politici del problema del linguaggio, ma permette una più variegata articolazione funzionale di strumenti audio e video.
In primo luogo pubblichiamo un’overview audio molto molto estesa.
Poi il link che porta al sito
https://notebooklm.google.com/notebook/08fa1ea3-b6ea-450d-b600-555b3065a140
Poi l’elaborazione overview video