MEMORIA STORICA. 20 anni fa (2006) la Battaglia NO TAV in Friuli

Di venti anni in venti anni dal Nucleare al NO TAV. Sempre come scenario principale il 1° Maggio a  Cervignano del Friuli unica manifestazione di massa in un Paese friulano.

Domanda all’AI Mode di Google: Nel 2006 al 1° maggio a Cervignano comparvero i NO TAV con molte bandiere che contestavano la linea la linea Venezia-Trieste della TAV, il corridoio 5 Lisbona-Kiev in realtà e contestavano la linea che passava per la Bassa Friulana. Ci sono informazioni su questo evento?


Link

Sì, l’evento da te descritto si inserisce nel culmine delle proteste No TAV in Friuli-Venezia Giulia nel biennio 2005-2006. La manifestazione del 1º maggio 2006 a Cervignano del Friuli ha visto una forte e visibile convergenza tra la tradizionale Festa dei Lavoratori e i comitati locali che contestavano il tracciato della tratta ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) Venezia-Trieste, parte integrante del mega-progetto europeo del Corridoio 5 (Lisbona-Kiev). [1, 2]

    • Le Bandiere e i Simboli: I manifestanti portarono in piazza decine di bandiere bianche con il classico logo No TAV (il treno sbarrato o la scritta rossa), sfilando al fianco dei lavoratori e dei sindacati per denunciare l’impatto economico e ambientale dell’opera. [1]
    • L’obiettivo della contestazione: La protesta era diretta contro la giunta regionale dell’epoca (guidata da Riccardo Illy) e contro il Governo, accusati di voler “imporre” una nuova linea ferroviaria radente o parallela all’autostrada A4 che avrebbe sventrato i terreni agricoli e i delicati ecosistemi della Bassa Friulana. [1, 2]
    • La centralità di Cervignano: Cervignano del Friuli non fu scelta a caso. La cittadina ospita lo snodo fondamentale dello Scalo Smistamento di Cervignano, concepito nei piani originari proprio come uno dei cuori logistici del Corridoio 5 nel Nord-Est italiano. [1, 2]

I motivi della protesta nella Bassa Friulana
I cittadini e i comitati contestavano radicalmente l’utilità dell’opera basandosi su tre argomenti principali: [1]
    1. Inutilità infrastrutturale: I comitati sostenevano che la linea storica esistente (la Venezia-Trieste) fosse ampiamente sotto-utilizzata e che sarebbe bastato un suo ammodernamento tecnologico, senza bisogno di costruire nuovi binari paralleli. [1, 2]
    2. Devastazione del territorio: Il tracciato iniziale prevedeva un forte impatto sulla pianura agricola della Bassa Friulana e sulle risorgive, minacciando le economie agricole locali. [1]
    3. La critica al mito del “Corridoio 5”: La retorica del grande corridoio trans-europeo Lisbona-Kiev veniva contestata dai manifestanti, i quali ritenevano che l’opera servisse solo a intercettare enormi flussi di finanziamenti pubblici a vantaggio dei grandi consorzi di costruzione, piuttosto che a migliorare i trasporti dei pendolari locali. [1]

Cosa successe dopo?
La forte mobilitazione popolare di quel periodo (che vide anche sindaci della Bassa Friulana schierarsi apertamente contro i progetti iniziali o fischiare i rappresentanti politici favorevoli all’opera) ottenne dei risultati concreti negli anni successivi: [1]
    • Il Protocollo Sonego (2008): Nel febbraio 2008 venne siglato un accordo tra la Regione e i Comuni della Bassa Friulana per ridiscutere i progetti. [1]
    • Abbandono del progetto originario: Le proteste costrinsero le istituzioni e Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ad abbandonare progressivamente l’idea di una linea completamente nuova e separata “in affiancamento all’autostrada”. Si è passati a un progetto di “potenziamento e velocizzazione” della linea storica esistente, riducendo drasticamente i costi e l’impatto ambientale sul territorio friulano. [1, 2]

Se desideri approfondire l’argomento, fammi sapere se ti interessano i dettagli sui comitati locali che organizzarono la sfilata, i risvolti politici legati alla giunta regionale del tempo, o l’evoluzione tecnica dei progetti attuali sulla tratta Venezia-Trieste.

Si mi interessano i dettagli sui comitati locali che organizzarono la sfilata
I dettagli sui comitati locali che organizzarono la sfilata a Cervignano e che guidarono la protesta No TAV in Friuli in quegli anni svelano una rete molto organizzata e radicata nel territorio. Non si trattava di gruppi spontanei dell’ultimo minuto, ma di un coordinamento strutturato nato per rispondere specificamente alla minaccia del tracciato nella pianura friulana. [1, 2]
I Comitati No TAV della Bassa Friulana e dell’Isontino
Il motore principale della sfilata del 1º maggio 2006 fu il coordinamento dei Comitati No TAV della Bassa Friulana, spesso unito operativamente al Comitato No TAV dell’Isontino. Questi comitati erano nati capillarmente nei singoli paesi che rischiavano di essere spaccati in due dai binari (Cervignano, San Giorgio di Nogaro, Porpetto, Villa Vicentina, Palmanova, Ronchi dei Legionari). [1, 2]
    • La figura di riferimento: Uno dei portavoce storici, leader e coordinatore più visibile di questa mobilitazione territoriale fu Paolo De Toni. De Toni guidò le tappe della protesta per anni, dai presidi locali fino ai tavoli di confronto istituzionali. [1, 2]
    • La parola d’ordine “Cumò Vonde”: Il movimento friulano adottò questo slogan in lingua friulana (che significa “Adesso basta!”). Veniva stampato su striscioni e manifesti per dare una forte connotazione di identità locale, di difesa della propria terra e della propria lingua dall’imposizione di un’opera decisa a Roma o a Bruxelles. [1, 2]

Le altre forze sociali ed ecologiste nel coordinamento
I comitati di cittadini non erano soli. Per la sfilata del Primo Maggio e per le successive azioni legali e di piazza, si creò un blocco sociale molto compatto:
    • Legambiente Friuli-Venezia Giulia: Fu il supporto scientifico e logistico principale dei comitati. Forniva i dati tecnici per smontare le relazioni di RFI, spiegando dettagliatamente l’impatto idrogeologico sulle risorgive della Bassa Friulana. [1]
    • I sindacati di base e l’ala ambientalista: La sfilata avvenne proprio il 1º maggio perché i comitati vollero saldare la lotta ambientale con quella sociale. Trovarono sponda in diverse sigle sindacali e associazioni che vedevano nella TAV uno spreco di denaro pubblico a danno dei servizi locali (come i treni regionali per i pendolari).
    • Assieme per il Tagliamento: Molti esponenti di questo comitato storico (nato per contrastare le casse d’espansione sul fiume Tagliamento) collaborarono strettamente con i No TAV. C’era una forte solidarietà tra i movimenti ecologisti regionali dell’epoca, che condividevano la lotta contro le “grandi opere” calate dall’alto. [1]

———————————————————

Pregresso. 2005 Bocciata la tratta Carsica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inizia la lotta
Primo step. Conferenza con Luca Mercalli a San Giorgio di Nogaro il 20 gennaio 2006

Secondo step. Manifestazione a Cervignano del Friuli il 1° Maggio 2006