Cos’è il canale Ledra-Tagliamento?

Ho chiesto a Gemini e ad AI Mode di spiegarmi cos’è il famoso canale Ledra-Tagliamento che aveva dato origine al Consorzio omonimo che poi si è fuso con il Cosorzio di Bonifica Bassa Friulana.

Gemini

CESPUGLIO: Fammi un resoconto storico e attuale sul canale Ledra -Tagliamento. In particolare vorrei sapere il perché della denominazione e poi quanti animali muoiono annegati a causa delle sponde di cemento e in che parti del canale ciò accade più spesso.
GEMINI: Ecco un resoconto storico e attuale del canale Ledra-Tagliamento, focalizzato sull’origine del suo nome e sulla grave problematica ecologica legata all’annegamento della fauna selvatica lungo i suoi tratti cementificati.

1. Profilo Storico e Attuale

Le Origini e la Denominazione

Il nome Canale Ledra-Tagliamento (spesso abbreviato semplicemente in Canale Ledra) deriva direttamente dai due corsi d’acqua che alimentano il sistema idraulico o che storicamente ne hanno giustificato il tracciato originario.

L’idea di base risale addirittura alla fine del XVI secolo (con una prima supplica di Giulio Savorgnan alla Serenissima nel 1592), ma l’opera fu concretizzata solo nel XIX secolo. L’obiettivo era prelevare l’acqua dalle aree idricamente ricche per portarla verso l’arida media e alta pianura friulana, sia per l’irrigazione agricola sia per l’uso domestico e l’attività manifatturiera della città di Udine.

  • Ledra: Il canale ha la sua presa principale storica dal fiume Ledra (il nodo idraulico di Andreuzza, a Buja, inaugurato intorno al 1880). Il Ledra è un affluente del Tagliamento.

  • Tagliamento: Il sistema è strettamente interconnesso con il re del fiumi friulani, sia per l’origine del bacino sia perché l’opera fu concepita dal Consorzio di Bonifica Ledra-Tagliamento (costituito formalmente nel 1876, oggi confluito nel Consorzio di Bonifica Pianura Friulana) per gestire l’irrigazione derivata da entrambi i corpi idrici.

Il Canale Oggi

Gestito dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, il canale non assolve più solo a funzioni irrigue, ma alimenta diverse centrali idroelettriche lungo il suo percorso. Negli ultimi decenni, molte tratte sono state oggetto di interventi di ammodernamento, rifacimento delle sponde e impermeabilizzazione, trasformando un vecchio canale in terra battuta e sassi in un’infrastruttura idraulica artificiale ad alta velocità di scorrimento.

2. L’Impatto sulla Fauna: La Trappola di Cemento

La progressiva cementificazione delle sponde, che ha assunto in molti tratti una sezione trapezoidale liscia e ripida, ha trasformato il canale in una vera e propria barriera ecologica e in una trappola mortale per gli animali selvatici.

Quanti animali muoiono?

Non esiste un registro pubblico centralizzato e permanentemente aggiornato che quantifichi con esattezza assoluta ogni singolo decesso (molti corpi finiscono direttamente nelle griglie delle centrali idroelettriche a valle senza essere censiti dai media), ma i dati emersi dalle denunce delle associazioni ambientaliste, della Forestale regionale e dalle interrogazioni in Consiglio Regionale delineano uno scenario drammatico:

  • Si parla di decine di grandi mammiferi all’anno, con picchi concentrati nei mesi primaverili ed estivi.

  • In singoli periodi critici di siccità o durante le migrazioni riproduttive primaverili, si sono registrati i ritrovamenti di 4-5 caprioli o cervi morti nel giro di poche ore.

  • Le specie più colpite sono i caprioli (Capreolus capreolus), seguiti da cervi, volpi, tassi e, non di rado, animali domestici o da allevamento.

Perché accade?

Gli animali si avvicinano al canale spinti dalla sete (soprattutto nei periodi caldi o di siccità) o tentano di attraversarlo per spostarsi all’interno del loro habitat. Una volta scivolati all’interno, la pendenza e la levigatezza del cemento azzerano l’attrito: l’animale non riesce a trovare alcun appiglio per risalire. La corrente lo trascina a valle fino allo stremo delle forze. La morte sopraggiunge per annegamento da ipotermia e fatica, oppure per i traumi devastanti riportati contro gli sgrigliatori meccanici delle centraline idroelettriche.

3. I Punti Più Critici del Tracciato

La mortalità non è uniforme, ma si concentra nei tratti in cui il canale attraversa corridoi ecologici naturali e boschivi, e dove le sponde sono state interamente cementificate a ridosso del livello del terreno. Le aree più calde (hotspot) segnalate dalle cronache e dalle autorità includono:

  • Tratto di Martignacco (in particolare la località Faugnacco fino al ponte sulla SS 464): È una delle zone più critiche e contestate. I recenti lavori di sistemazione degli argini a sezione trapezoidale liscia hanno trasformato questo segmento in un imbuto letale, con continui recuperi di caprioli da parte dei Vigili del Fuoco e della Forestale.

  • Tratto di Rive d’Arcano e Coseano: Un’area collinare e boschiva ad alta densità di fauna selvatica. Qui il livello del terreno è spesso pari o superiore al manufatto in cemento; gli animali non percepiscono il salto, cadono all’interno e finiscono intrappolati nelle griglie delle centrali locali.

  • Tratto di San Vito di Fagagna (località Molin Nuovo): Un altro snodo vicinissimo alla SS 464 dove gli interventi di soccorso per ungulati in acqua sono frequenti.

  • Area di Majano (frazione Pers): Zona di transito per la fauna che scende dalle aree prealpine verso la pianura.

Stato delle Misure di Mitigazione

Negli ultimi anni, la pressione dell’opinione pubblica e del Servizio recupero fauna della Forestale ha spinto il Consorzio di Bonifica a installare alcune reti di protezione e a realizzare delle rampe di risalita in terra o cemento zigrinato. Tuttavia, come evidenziato dalle frequenti interrogazioni regionali e dai salvataggi documentati anche nei giorni scorsi, tali misure si sono rivelate spesso insufficienti o posizionate a distanze troppo elevate per un animale stremato dalla corrente, lasciando la problematica ancora aperta e irrisolta in ampi tratti del canale.

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AI Mode
Il canale Ledra-Tagliamento ha un percorso lungo 45 chilometri che nasce dalle acque del fiume Tagliamento a nord di Gemona del Friuli e arriva fino alle porte di Udine, per poi confluire nel torrente Torre. Questo corso d’acqua artificiale attraversa la pianura friulana e unisce diversi comuni in provincia di Udine.

Le tappe principali del percorso
Il canale segue un tragitto preciso che si sviluppa da nord-ovest verso sud-est:
La presa d’acqua: Il canale inizia a Ospedaletto, una frazione a nord di Gemona del Friuli. Qui apposite opere idrauliche prelevano l’acqua direttamente dal fiume Tagliamento.

Il nodo di Andreuzza: Scendendo verso sud, il canale incrocia il corso naturale del fiume Ledra a Andreuzza, nel comune di Buja.
Questo punto è un importante snodo per regolare la portata delle acque.

I comuni della pianura: Il canale prosegue il suo viaggio toccando i territori di San Daniele del Friuli e San Vito di Fagagna.
L’arrivo a Udine: Le acque lambiscono il centro storico della città di Udine. La zona della pista ciclabile lungo il canale è un’area verde molto frequentata dagli abitanti.

La fine del percorso: Dopo Udine, il canale si immette nel canale Collettore Orientale e termina infine la sua corsa sfociando nel torrente Torre.
A cosa serve il canale?
Costruito nella seconda metà dell’Ottocento, il canale è nato per soddisfare tre bisogni principali del territorio friulano:Irrigare i campi coltivati dell’alta pianura friulana.
Fornire acqua pulita per gli usi civili delle città.
Produrre energia sfruttando la forza del movimento dell’acqua.
Oggi, le sponde del canale ospitano anche bellissimi itinerari naturalistici e piste ciclabili, perfetti per passeggiate a piedi o in bicicletta in mezzo alla natura.

I tratti più pericolosi per gli animali selvatici si trovano nella media pianura friulana, in particolare nei territori comunali di Martignacco, San Vito di Fagagna, Coseano e Rive d’Arcano, oltre che nei pressi dei nodi idraulici e delle centrali idroelettriche.
In queste zone, i canali artificiali come il Ledra, il Giavons e la rete dei canali irrigui collegati presentano sponde cementificate molto alte, verticali e lisce.

I tratti critici e i punti di accumulo
Il problema degli animali selvatici (soprattutto caprioli) che cadono in acqua e non riescono più a risalire si concentra in punti specifici:
Tratto di Martignacco e San Vito di Fagagna: Questa è l’area in cui si registra il maggior numero di incidenti e di ritrovamenti di animali privi di vita. I canali qui attraversano zone di campagna e boschetti dove la fauna si muove molto, specialmente in primavera durante il periodo degli amori.

Il Canale Giavons (Coseano e Rive d’Arcano): È un canale strettamente collegato alla rete idrica della zona. Ha sponde di cemento molto ripide che creano un vero e proprio “effetto imbuto” da cui i caprioli non riescono a risalire.
Le griglie delle centrali idroelettriche: Gli animali che cadono nei tratti cementati vengono trascinati dalla forte corrente fino alle barriere artificiali. Qui purtroppo finiscono contro le lame degli sgrigliatori automatici delle centrali, che causano ferite gravissime o l’annegamento.

Perché succede e cosa si sta facendo?
La cementificazione degli argini è stata realizzata in passato per evitare le perdite d’acqua nel terreno e per far scorrere la corrente in modo più veloce verso le centrali. Tuttavia, l’assenza di pendenze dolci, di sponde in terra o di vegetazione trasforma questi corsi d’acqua in trappole mortali.

Negli ultimi anni, le associazioni ambientaliste e diversi esponenti politici regionali hanno chiesto interventi urgenti al Consorzio di Bonifica e alla Regione. Tra le soluzioni proposte e in fase di discussione ci sono l’installazione di recinzioni di sicurezza nei punti di passaggio degli animali e la creazione di “rampe di risalita” in legno o cemento zigrinato per permettere ai caprioli di rimettersi in salvo.

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